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Nuovo Senato, appalti pubblici in formato Ue e unioni civili: alla ripresa tre ddl con brivido

Fonte: Il Sole 24 Ore

Un poker di leggi più o meno a portata di mano, anche se con brividi politici annessi: l’addio al Senato attuale e al federalismo datato 2001, gli appalti pubblici “formato Ue”, la spinta (attutita) alla concorrenza nei mercati e nelle professioni, le unioni civili col dilemma adozioni-affido che spacca trasversalmente maggioranza e opposizione ma che intanto sta alzando l’asticella dello scontro tra il Pd e un Ncd sempre più sull’orlo di una crisi di nervi. Poi tre decreti legge in cerca d’autore, col rebus Ilva e l’ennesimo milleproroghe in versione light per il 2016. Per non dire di altre “pagliuzze” legislative pronte ad affacciarsi all’orizzonte, che poi tanto pagliuzze non sono: il sospeso sulla giustizia (dalla corruzione al processo civile) o la partita sempre incandescente, e forse per questo rinviata di continuo del conflitto d’interessi. E perfino del diritto di cittadinanza. 
No, non sarà una ripresa esattamente in discesa quella che attende il Governo alla ripresa dei lavori in Parlamento. Anche se il più ormai è stato fatto a dicembre, quando con la manovra sono andati in porto una dietro l’altra riforma della Rai, green economy e una raffica di decreti legge. Ma la ripresa invernale alla Camera e al Senato, non sarà per questo meno complicata, con i toni politici che crescono e che in vista delle amministrative di primavera sono destinati a infiammarsi ancora di più. Soprattutto se da Bruxelles non dovessero arrivare segnali positivi dall’esame finale della manovra di bilancio italiana. Tanto più, poi, se alla tanta carne al fuoco dovesse aggiungersi anche quella delle pensioni. 
Intanto da lunedì 11, dopo 18 giorni di vacanze, la Camera riparte. E proprio il giorno in cui Matteo Renzi compie 41 anni, con 688 giorni di premierato, al giro di boa dei 1.033 giorni della XVII legislatura, sarà di scena la riforma costituzionale con l’addio all’attuale Senato, al bicameralismo perfetto e la revisione del titolo V della Costituzione dopo 15 anni vissuti pericolosamente con la riforma del 2001. «Dichiarazioni di voto e voto finale», recita l’odg di Montecitorio per un sì (scontato) che dovrebbe arrivare rapidamente, anche perché con altrettanta fretta, condizioni politiche permettendo, il Governo conta di incassare il quinto sì del Senato per poter poi concludere alla Camera in aprile. Aspettando in autunno il referendum popolare, quello sul quale Renzi ha ammesso di giocarsi tutto. 
Ma i calendari legislativi incalzeranno a ritmi sostenuti in gennaio, e poi per l’intero inverno e ancora a primavera. Ci saranno, per dire, i decreti attuativi della riforma della Pa, attesi per metà mese dal Consiglio dei ministri, sui quali nessuna norma governativa può essere data per scontata. Ma ci saranno a strettissimo giro di posta altri appuntamenti su cui sono puntati tutti i fari. Da martedì 12, anzitutto, il Senato si prepara a dare l’ok definitivo alla riforma degli appalti, voto slittato al momento dello stop dei lavori di dicembre. Poi, sempre al Senato, ecco da martedì 26 profilarsi sempre in aula a palazzo Madama lo show down sulle unioni civili, dagli scenari imprevedibili con quelle alleanze a geometria variabile che fanno infuriare Angelino Alfano e i suoi, che non intendendo restare soci del Governo a trazione Pd soltanto a giorni (e provvedimenti) alterni. È su questo tema – non a caso collegato a doppia mandata al voto sulla riforma costituzionale del Senato, dove il Governo gode di numeri più ballerini – che si impernierà la nuova stagione che sta per aprirsi in Parlamento. Anche se non vanno trascurate altre partite in sospeso: la legge sulla concorrenza che è in commissione, sempre al Senato. La desaparecida (alla Camera) legge sul conflitto d’interessi. E quella sullo ius soli, il diritto di cittadinanza, di cui dopo il primo sì della Camera, si sono perse le tracce. Ancora una volta al Senato. 

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