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Liste e preferenze «rosa» per i consigli comunali

Fonte: Il Sole 24 Ore

ROMA – L’onda lunga delle quote rosa arriva a lambire anche i consigli comunali, le giunte, gli enti e le aziende controllate. Dopo il via libera definitivo del Senato – il 16 marzo scorso – della norma che introduce l’obbligo di assicurare, sia pur con un certa gradualità, una percentuale femminile nei consigli di amministrazione delle società quotate e delle controllate pubbliche, ora ministero delle Pari Opportunità guidato da Mara Carfagna ha messo a punto un disegno di legge per garantire la parità di genere nelle procedure per l’elezione dei consigli comunali, negli statuti comunali e provinciali e in materia di costituzione delle commissioni per i concorsi pubblici. La bozza del Ddl verrà presentata questa mattina in pre-consiglio e se supererà il vaglio tecnico-giuridico potrebbe arrivare già all’esame del consiglio dei ministri della settimana. Il testo, quattro articoli in tutto, prevede che nessuno dei due sessi possa essere rappresentato in misura superiore ai due terzi nelle liste dei candidati per i consigli comunali, pena la non ammissibilità delle liste stesse. Si prevede inoltre che l’elettore, nel caso voglia esprimere due preferenze, queste dovranno andare a candidati di sesso diverso, altrimenti la seconda preferenza verrà annullata. La misura, introdotta con modifiche al Testo unico degli enti locali, vale per i comuni fino a 15mila abitanti e per quelli superiori. La presenza di entrambi i sessi (articolo 3) dovrà poi essere «garantita» e non più semplicemente «promossa» negli organi collegiali di comuni e province, nonché negli enti, le aziende e le istituzioni controllate. Infine la misura (articolo 4) che impone alle donne un terzo dei posti nelle commissioni per i concorsi pubblici, con la previsione che l’atto di nomina venga comunicato in via preventiva alla consigliera di parità nazionale o regionale. La proposta, che prende ampio spunto dai contenuti di almeno cinque disegni di legge analoghi presentati in Parlamento, punta a far valere per tutti i consigli comunali quanto previsto dalla legge elettorale della Campania (n.4/2009) che con le quote femminili in lista e la «preferenza di genere» ha centrato l’obiettivo di un aumento delle elette, con un passaggio dalle 6 consigliere regionali del 2005 alle 14 del 2010. Nella relazione illustrativa al Ddl si richiama, tra l’altro, anche l’ultima sentenza della Corte costituzionale (n. 4/2010) che ha salvato la «preferenza di genere» della Campania. E si ricorda che già sette regioni hanno introdotto norme che impongono il limite dei due terzi ai candidati di entrambi i sessi nella formazione delle liste elettorali.

LA CLASSIFICA

52° posto L’Italia, secondo i dati proposti dal ministero per le Pari opportunità, quanto a presenza femminile in Parlamento occupa il 52° posto su 188 nazioni con una quota del 21,3%, dietro a Paesi come l’Argentina, Cuba, Spagna, Germania, Nuova Zelanda. La percentuale è lontana dal 30% stabilita dall’Onu come quota minima. A livello regionale si è passati dal 12% del 2009 al 13,3% raggiunto dopo le ultime elezioni, visto che su 697 consiglieri eletti nelle 13 Regioni andate al voto, 93 sono donne.

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