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L’Europa asfalta ogni anno 500 km quadrati di terreno

Fonte: Italia Oggi

L’allarme viene proprio da Bruxelles: ogni anno, in Europa, oltre mille chilometri quadrati di terreni o foreste vengono assorbiti da città, aree espositive, attività industriali o infrastrutture. Metà di esse, vale a dire 500 chilometri quadrati, viene impermeabilizzata attraverso un rivestimento minerale. In pratica, viene asfaltata o ricoperta di cemento. Il processo di impermeabilizzazione ha diverse conseguenze negative. Esso favorisce lo scorrimento delle acque a scapito delle infiltrazioni nelle falde freatiche, aggrava gli effetti delle inondazioni e stimola l’erosione. Ha inoltre a che fare con la perdita di un potenziale agricolo e si traduce spesso in uno scadimento qualitativo del paesaggio. La copertura del suolo è anche alla radice di un innalzamento locale delle temperature. Questa analisi è contenuta in un rapporto della Commissione europea, basato sui dati provenienti dai 27 paesi membri e su un sistema comune di rilevamento. Una delle conclusioni è che, nonostante l’incremento del consumo di terreni sia leggermente rallentato a partire dal 2000, esso supera di gran lunga la crescita demografica: la superficie di terre rese artificiali è salita dell’8,8% dal 1990 rispetto a un +5% della popolazione del Vecchio continente. In tutto, nel 2006 sarebbero stati 100 mila i chilometri quadrati (più del Belgio e dell’Irlanda messi insieme) ricoperti di materiali impermeabili. Una media di 389 metri quadrati per cittadino, che ogni anno aumentano di 2 metri quadrati. Luca Marmo, uno dei coordinatori dello studio, osserva che si tratta probabilmente di cifre sottostimate a causa dei metodi di osservazione utilizzati, che non includono le abitazioni isolate. Tra i paesi maggiormente interessati da questo fenomeno vi sono i Paesi Bassi, la Danimarca, l’Ungheria, il Portogallo, la Romania, le nazioni baltiche. Al contrario, il ritmo si è attenuato in Germania, Polonia e Irlanda ed è in fase di contrazione in Austria e Italia. Finlandia e Svezia si contraddistinguono per il fatto che, malgrado una popolazione in crescita, i terreni vergini rimangono costanti. La politica, finora, si è mossa a passi felpati. Soltanto in Austria e Germania si è cercato di intervenire. Dal 2006 la Commissione Ue cerca di adottare una direttiva sulla protezione del suolo, fissando obiettivi comuni. Ma diversi paesi, come la stessa Germania e la Gran Bretagna, ritengono che la questione non debba passare alla competenza di Bruxelles. Non è di questo avviso il commissario europeo all’ambiente, Janez Potocnik, secondo il quale bisogna fare un altro sforzo per arrivare alla stesura e all’approvazione di una direttiva.

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