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Le principali caratteristiche territoriali, demografiche ed economiche dei Comuni italiani

In un articolo pubblicato dalla rivista Comuni d’Italia Giorgia Marinuzzi e Walter Tortorella hanno descritto le principali caratteristiche territoriali, demografiche ed economiche delle nostre realtà comunali. Le fonti primarie utilizzate consistono nei dati ufficiali più recenti e disponibili forniti dai singoli enti, mentre la maggior parte delle elaborazioni è stata ricavata dal volume “I Comuni italiani 2021 – Numeri in tasca”, l’atlante statistico annuale di ANCI/Fondazione IFEL, ideato per restituire a politici, amministratori e studiosi del settore un quadro completo sui caratteri e i cambiamenti in atto nel mondo eterogeneo dei Comuni.

Il territorio

A marzo 2021 i Comuni italiani sono 7.9042, il 38% dei quali appartiene alla ripartizione geografica nord-occidentale; segue il Sud con il 23% degli enti, il Nord-Est con il 18%, e infine il Centro e le Isole con il 12% e il 10% rispettivamente. I Comuni montani sono il 43,3% del totale e in due Regioni, ossia Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige, tale percentuale raggiunge il 100%. Dati molto elevati rispetto a questa statistica si rilevano anche in Molise e Basilicata, dove si supera la quota dell’80% di comuni montani, in Umbria e Liguria, dove il dato è pari a oltre il 70%, in Abruzzo (circa 66%) ed in Sardegna e Calabria, entrambe sopra al 50%.
Nelle restanti regioni meno della metà dei Comuni si può definire montano. In particolare, la Puglia, è la regione con il tasso di comuni montani più contenuto, pari cioè al 10,1%.

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Il territorio italiano, oltre a caratterizzarsi per un elevato numero di Comuni montani, mostra segni di fragilità in termini di rischio sismico specialmente in corrispondenza della dorsale appenninica e in ampie aree del Centro-Sud. I comuni classificati dalla Protezione Civile ad “alto rischio” sono 700 in tutto, l’8,9% del totale. Di questi 700 comuni l’86% appartiene alla ripartizione geografica del Mezzogiorno. Da segnalare come in Calabria circa due comuni su tre rientrino in tale categoria.
I Comuni italiani con un “rischio intermedio” sono il 28,1% del totale e l’incidenza maggiore a livello regionale si rileva tra i territori delle Marche e della Sicilia. Andando a sommare le percentuali di comuni esposti ad un rischio sismico “alto e medio” si riscontra che in dieci Regioni si supera il 50%: nello specifico in Calabria tutti i comuni rientrano in queste due categorie, in Basilicata, Molise, Marche e Sicilia si supera il 90%, in Campania, Abruzzo e Umbria si raggiunge e oltrepassa l’80%, nel Lazio si arriva al 79% e in Friuli-Venezia Giulia al 65%.

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