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Il Consiglio di Stato cancella la stretta sui rom

Fonte: Il Sole 24Ore

Neanche il tempo di insediarsi al Viminale e il neoministro Anna Maria Cancellieri ha trovato sul tavolo la sentenza del Consiglio di Stato che annulla uno dei primi atti del governo Berlusconi: il decreto di palazzo Chigi che vara l’emergenza rom in Campania, Lazio e Lombardia. I giudici di palazzo Spada con la decisione del 16 novembre dichiarano illegittimo il Dpcm del 21 maggio 2008 annunciato trionfalmente dall’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni. Il rischio è che siano nulli i campi attrezzati per i nomadi, gli atti dei commissari ad hoc, oltre tre anni di interventi. Di certo, per ora, è lo stop a ogni nuovo atto e destinazione di risorse. Poi, lo stesso Consiglio di Stato dice che è possibile «sanare» alcune scelte e anche rinnovare lo stato di emergenza, nei confini però indicati dalla stessa sentenza. Oltre i rom, il ministro dell’Interno ha una lista di priorità che non scherza. C’è il riassetto dell’amministrazione  prefetture, forze dell’ordine, risorse e personale  obbligato dalla legge di stabilità. La sua prima uscita pubblica sarà venerdì a Palermo per dare un segnale senza equivoci nella lotta alla mafia e inaugurare la sede regionale dell’agenzia beni sequestrati e confiscati alla mafia. Oggi vedrà i vertici della pubblica sicurezza e dei servizi d’informazione. «Nei prossimi giorni intendo incontrare gli ex ministri dell’Interno» annuncia, e si dice inoltre disposta a ricevere lo stipendio in Bot per alleviare il bilancio dello Stato. In un incontro informale con la stampa la responsabile del Viminale spiega poi che vuole utilizzare per i suoi spostamenti un’auto italiana. Peccato che all’Interno la maggior parte delle macchine di quella fascia siano Bmw e Audi, l’unica italiana ha 150mila chilometri «e c’è il rischio che mi lasci a piedi». Cancellieri richiama più volte il principio simbolo del governo Monti, «la sobrietà». Con questo avvio uno dei capitoli che saranno affrontati, c’è da star certi, riguarda una nota dolente non solo per il Viminale: le scorte, lievitate a dismisura. Ieri, alla domanda se metterà mano alla questione, il ministro dell’Interno lo ha fatto intendere con uno sguardo di assenso, senza confermarlo né smentirlo.

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