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Fondo Tasi escluso dalle entrate valide per l’obiettivo di Patto

Fonte: Il Sole 24 Ore

Il decreto enti locali (> il testo) conferma il trasferimento di 530 milioni di euro a favore dei Comuni, che tuttavia non possono utilizzare queste risorse ai fini del rispetto del patto di stabilità interno.
Si pone dunque fine alla discussione fra Anci e Governo sull’entità dei rimborsi ai Comuni a titolo di compensazione del minor gettito tributario derivante dall’attuazione del federalismo fiscale.
Per l’anno 2015 è infatti attribuito questo contributo, che dovrà essere ripartito secondo criteri che saranno definiti con decreto del ministero dell’Interno, di concerto con il ministero dell’Economia e delle Finanze, da adottare entro il 10 luglio 2015. 
La quota spettante a ciascun Comune sarà calcolata tenendo conto dei gettiti standard ed effettivi dell’Imu e della Tasi, oltre che dei dati a consuntivo 2014 relativi alla perdita di gettito tributario derivante dall’applicazione delle disposizioni sull’esenzione Imu dei terreni montani e parzialmente montani. 
Considerati i tempi tecnici necessari per l’approvazione del bilancio di previsione, che comprendono l’espressione del parere da parte dell’organo di revisione e l’esecuzione del preventivo deposito degli atti ai consiglieri comunali, la mancata quantificazione del contributo spettante a ciascun Comune rende di fatto incerto l’importo da inserire nei preventivi da approvare entro il 30 luglio. Il problema si pone anche per gli enti che avessero già approvato la programmazione finanziaria 2015-2017, obbligati dall’articolo 193 del Tuel alla verifica della salvaguardia degli equilibri di bilancio entro il prossimo 31 luglio.
Le somme in questione, utilizzabili dagli enti ai fini degli equilibri finanziari, non concorrono al raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica, in quanto non sono considerate fra le entrate finali rilevanti per il patto di stabilità interno. 
Sul fronte del Patto di stabilità interno il decreto rivede tuttavia le regole per il calcolo degli obiettivi.
Inoltre il provvedimento modifica la disciplina del patto regionale incentivato 2015, per cui gli enti beneficiari potranno utilizzare gli spazi finanziari ceduti da ciascuna regione per il sostenimento prioritario dei pagamenti dei debiti commerciali di parte capitale maturati fino al 31 dicembre 2014 (in precedenza questi spazi dovevano essere utilizzati esclusivamente per i pagamenti maturati fino al 30 giugno 2014).
Le regioni potranno utilizzare lo strumento del Patto incentivato anche secondo le modalità disciplinate dal comma 482 della legge 190/2014 (era previsto solo il riferimento al comma 481). 
Questa norma consente alle regioni, sulla base delle informazioni fornite dagli enti locali entro il 15 settembre, previo accordo con gli stessi, di rimodulare i saldi obiettivo esclusivamente per consentire un aumento dei pagamenti in conto capitale degli enti, rideterminando contestualmente e in misura corrispondente i saldi obiettivo dei restanti enti locali della regione oppure l’obiettivo di saldo (tra entrate finali e spese finali in termini di cassa) della regione, fermo restando l’obiettivo complessivo a livello regionale. A questo fine, ogni regione definisce e comunica, entro il termine perentorio del 30 settembre, ai rispettivi enti locali i nuovi obiettivi di saldo assegnati e al ministero dell’Economia e delle finanze, con riferimento a ciascun ente locale e alla regione, i nuovi elementi informativi occorrenti per la verifica del mantenimento dell’equilibrio dei saldi di finanza pubblica.

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