Questo articolo è stato letto 2 volte

Elezioni: rischio ingovernabilità per il Paese

Ultimato lo scrutinio di tutte le sezioni al Senato,nessuna coalizione ha avuto la maggioranza in quanto risultano necessari per vincere 158 seggi: il centro sinistra ne vanta 119 (aggiornati dei 6 del Trentino Alto Adige), il centro destra 117, il Movimento Cinque Stelle 54, Scelta Civica per Monti 18. Per quanto riguarda il centrodestra, 98 seggi sono stati attribuiti al Pdl, 17 alla Lega Nord e uno al Grande Sud; per il centrosinistra, 105 al Pd, 7 a Sel e uno alla Lista Crocetta.
Le percentuali dei voti tuttavia mantengono in testa  la coalizione di centro sinistra con il 31,63% contro il 30,72% del centro destra e il 23,72 di Grillo, Monti racimola invece il 9,13%. La ragione di questa dicotomia sta nella Legge elettorale “Porcellum” voluta dal centro destra che subordina la maggioranza al Senato in relazione ai voti ottenuti nelle singole regioni.
Di fronte a  questa realtà il Presidente della repubblica si trova ad affrontare una situazione inedita per il nostro sfortunato Paese: un Parlamento dove alla Camera risulta vincente il centro sinistra con uno scarto dello 0,36% sul centro destra, vale a dire 124mila 407 voti in più (10 milioni 47.507 voti per la coalizione di Bersani contro i 9 milioni 923.100 del centro destra, mentre al Senato non esiste coalizione vincente.
Grazie al premio di maggioranza, il centrosinistra si aggiudica 340 seggi sui 630 complessivi. Mancano ancora i dati del voto all’estero. Questa la ripartizione: 292 seggi al Pd, 37 al Sel, 6 al Centro Democratico, 5 a Svp. Al centro destra vanno invece 124 seggi, di cui 97 al Pdl, 18 alla Lega Nord, 9 a Fratelli d’Italia. Il Movimento 5 Stelle porta in Parlamento 108 deputati, mentre la coalizione guidata da Mario Monti incamera 45 seggi, di cui 37 per Scelta Civica e 8 per l’Udc. Grandi esclusi sono Fli, Rivoluzione Civile e Fare per Fermare il declino.
In termini assoluti, se si parla di voti, il centro sinistra ha ne ha ottenuto il maggior numero (9 milioni 686.398, pari al 31,63%) al Senato, aggiudicandosi la maggioranza relativa, mentre al centrodestra ne sono andati 9 milioni 405.786, il 30,72%. Lo scart, residuale, è pertanto di 280.612 voti e dello 0,91%. Il movimento di Beppe Grillo ha raccolto 7 milioni 285.648 voti, pari al 23,79% e la Lista Monti 2 milioni 797.451 voti, corrispondenti al 9,13%. Il centro sinistra ha anche vinto alla Camera A chi affidare l’incarico e per fare cosa? Dai numeri emerge un Paese ingovernabile in quanto non esistono prospettive basate su alleanze praticabili,  oppure se esistono, sono insufficienti numericamente.
Non sembra ipotizzabile una coalizione formata dal centro sinistra e dal  Movimento Cinque Stelle in quanto il suo leader  ha già sentenziato che non predefinirà alleanze con nessuno; così come non è praticabile un’alleanza fra il centro sinistra e il centro destra considerando l’incompatibilità dei rispettivi obiettivi. L’unica che ad oggi si prospetta possibile è quella che vede coinvolti il centro sinistra e Monti ma la somma dei rispettivi seggi non raggiunge comunque il quorum per governare.
Dalle ultime affermazioni di Enrico Letta, vicesegretario del PD che ha detto che “sono da scongiurare nuove elezioni” e di Monti che ha precisato che “adesso un governo al Paese va garantito”si potrebbe comunque dedurre che la strada che, a ragion di logica porta dritto a nuove elezioninon sarebbe inevitabile.

Le tinte assunte dall’instabile scenario politico si completano con i colori ‘regionali’. Al Senato sono rosse 12 regioni, mentre 7 sono azzurre. La coalizione guidata da Pierluigi Bersani si afferma in Piemonte (29,8%), Liguria (33%) Emilia Romagna (42,1%) Trentino Alto Adige (23,4%), Friuli Venezia Giulia (29,3%), Toscana (43,4%), Marche (33,2%) Umbria (37,6%), Lazio (32,3%), Molise (30,2%), Basilicata (36,7%) Sardegna (31,7%).
Il centro destra conquista invece Lombardia (37,6%), Veneto (32,8%), Abruzzo (29,6%), Campania (37,3%) Puglia (34,4%) Calabria (33,3%) Sicilia (33,3%). In Valle d’Aosta le due coalizioni non sono corse, dunque l’unico seggio assegnato è andato alla lista Vallee d’Aoste, che ha ottenuto il 37%. La regione dove il Pd rimane radicato in maniera più consistente è la Toscana, con il 43,4%, mentre per il centro destra l’esito migliore si raggiunge in Lombardia, dove si è registrato il 37,6%. Grande successo di Cinque Stelle nella Liguria di Beppe Grillo, con il 30,3%, ma nelle restanti regioni il movimento di protesta si certifica su percentuali comunque non affatto irrilevanti, tra il 20 e il 28%, con la sola eccezione lombarda, dove si fissa al 17,4%.
Sempre rimanendo in tema di elezioni regionali, si ricorda come dalle 14 di oggi, avrà inizio lo scrutinio delle elezioni regionali di Lazio, Lombardia e Molise. Stando agli instant poll diffusi nel pomeriggio di ieri, per la Regione Molise si preannuncia Paolo Di Laura Frattura come presidente, con il 47-49%, seguito da Angelo Michele Iorio al 26-28%. Antonio Federico (Movimento 5 stelle) è al 15-17%, Massimo Romano (Costruire Democrazia, Fare Molise, Democratici per il Molise) è al 7-8% e gli altri candidati sono tra l’1 e il 2%.
In Lombardia, sempre secondo gli instant poll Rai/Piepoli, Umberto Ambrosoli candidato del centro sinistra viene dato tra il 42 e il 44%. Analoga percentuale per Roberto Maroni candidato del centro destra. Albertini, del Centro, riscuote tra il 6 e l’8%, Carcano del Movimento Cinque Stelle tra il 6 e l’8% e Carlo Pinardi (Altri) tra lo 0 e l’1%.
Per il Lazio, Nicola Zingaretti del Pd sarebbe il prossimo presidente regionale, attestando gli instant poll Rai di ieri al candidato del centrosinistra una forbice di consensi tra il 52-54%. In seconda posizione si piazza Francesco Storace, candidato del centro destra che si blocca al 28-30% dei voti. Segue Davide Barillari del Movimento 5 Stelle col 7-9% dei consensi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *