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Coronavirus: elezioni, le Regioni ottengono la finestra da luglio a ottobre

Fonte: Sole 24 Ore

di EMILIA PATTA (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

Alla fine il rinvio delle elezioni regionali e amministrative che si sarebbero dovute celebrare questa primavera, entrato e poi uscito prima dal Decreto “Cura Italia” e poi da quello sulla liquidità, verrà stabilito con un decreto ad hoc che sarà approvato dal Consiglio dei ministri questa settimana (probabilmente oggi). Un provvedimento a sé non comporta il rischio di estraneità di materia come sarebbe accaduto inserendo le norme in altri decreti, e ormai i motivi di necessità e urgenza per un decreto ci sono tutti: secondo la legge del 7 giugno 1991 le comunali devono tenersi in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno. Sul rinvio delle elezioni in sette regioni (Val d’Aosta, Veneto, Liguria, Marche, Toscana, Campania e Puglia)e in circa mille comuni c’è già dall’inizio dell’emergenza il sostanziale accordo tra maggioranza e opposizione. La novità rispetto alle ipotesi iniziali riguarda l’anticipo della finestra elettorale: le comunali si terranno in una domenica compresa tra il 15 settembre e il 15 dicembre, mentre per le regionali è stato scelta la strada della proroga di tre mesi dei mandati in scadenza entro il 2 agosto. Tuttavia la formulazione usata nella bozza di decreto apre di fatto la possibilità di voto in piena estate: «Le regioni a statuto ordinario il cui rinnovo è previsto entro il 2 agosto 2020 durano in carica 5 anni e tre mesi – è scritto nel dl -: Le elezioni si svolgono nel periodo intercorrente tra le otto domeniche precedenti la nuova scadenza del mandato e i sessanta giorni successivi al termine della durata del mandato nella domenica compresa nei sei giorni ulteriori». Una formula piuttosto astrusa che, tradotta calendario alla mano, significa che le regioni potranno votare tra il 12 luglio e la fine di ottobre.

Per un voto estivo si erano espressi nei giorni scorsi i governatori che puntano alla riconferma, ossia il leghista Luca Zaia in Veneto, l’azzurro Giovanni Toti in Liguria e il democratico Vincenzo De Luca in Campania. Il pressing, sul governo e anche sul leader della Lega Matteo Salvini, è venuto in particolare da Zaia, che per il modo in cui ha gestito l’emergezna coronavirus nella sua regione gode di grandissima popolarità in queste settimane anche tra chi alle scorse regionali aveva votato per il centrosinistra. E proprio Zaia è indicato da molti come il possibile competitor intero di Salvini. Non è un caso che il leader della Lega non abbia appoggiato con grande entusiamo la richiesta di voto in piena estate, pur non potendosi mettere di traverso alla richiesta di un “suo” governatore: più si allontana la possibilità di un plebiscito per Zaia in Veneto meglio è per lui, in questa fase. Alla fine il compromesso confuso che è stato trovato sembra accontentare tutti: la possibilità, per quanto assai improbabile, di voto in estate c’è, ma più realisticamente il governo si lascia aperta la strada di una election day nella seconda metà di ottobre. In autunno si terrà anche, non necessariamente assieme alle amministrative, il referendum confermativo sulla riforma costituzionale che è già stato rimandato di un massimo di sei mesi con il decreto Cura Italia. Sempre che l’emergenza non costringa ad ulteriori rinvii.

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