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Contratti trasformati a tutele crescenti

Fonte: Il Sole 24 Ore

A febbraio saranno presentati i decreti attuativi del Jobs act riguardanti il riordino delle forme contrattuali, la cassa integrazione, la conciliazione famiglia-lavoro e i carichi familiari. Per quello sulle politiche attive, invece, il governo si prenderà tutto il tempo a disposizione, fino a maggio, perché prima occorre risolvere il nodo, almeno in via provvisoria, della competenza tra Stato e Regioni. Il riordino delle forme contrattuali sarà orientato alla prevalenza del rapporto a tempo indeterminato, tanto che per favorirlo il governo è orientato a precisare che, nel caso di conversione volontaria di un contratto a termine ante 2015 a uno indeterminato, quest’ultimo sarà a tutele crescenti.

Queste alcune delle indicazioni emerse ieri in occasione della decima edizione di Forum Lavoro, l’evento organizzato dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro in cui sono state affrontate le novità introdotte dal Jobs act e dalla legge di stabilità anche con il confronto dei vertici ministeriali, dell’agenzia delle Entrate e dell’Inps.
«Siamo in un passaggio importante – ha dichiarato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti – perché per i decreti già presentati siamo nella fase in cui si devono definire le modalità di applicazione, e al contempo stiamo lavorando a quelli successivi. Nello scrivere questi ultimi stiamo cercando di mantenere la modalità adottata per il testo sul contratto a tempo indeterminato, cioè un criterio che tendenzialmente semplifica. Evitiamo di inseguire tutte le fattispecie per cercare di risolverle in chiave normativa perché così si finisce per creare una grande complessità. Cercheremo di dare semplicità e chiarezza al contesto». Nell’ambito di questa riorganizzazione non dovrebbero essere introdotte ulteriori modifiche al contratto a tempo determinato che, dopo le più recenti semplificazioni, come sottolineato dalla presidente del consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, Marina Calderone, ora funziona e garantisce la flessibilità di cui hanno bisogno le imprese.

I lavoro nel settore pubblico rimarrà escluso dagli interventi per una questione di coerenza di impostazione, come ha spiegato il ministro. «La discussione sulla legge delega del Jobs act è stata fatta sul lavoro nel settore privato ma ciò non produce automaticamente l’esito che le norme sul lavoro pubblico debbano essere distanti dal privato. Penso che in tutte le situazioni in cui non ci sono ragioni specifiche di diversificazione le norme debbano essere uguali. Ma la sede per affrontare questo aspetto è la legge di riforma della pubblica amministrazione». 
Particolare attenzione sarà poi dedicata alle politiche attive perché, come ha ribadito Poletti «abbiamo un problema di governance molto grave. Oggi le competenze sono in carico alle Regioni, in Parlamento c’è una discussione in atto ma l’impianto unitario va salvaguardato, altrimenti abbiamo venti tipologie diverse di contratti e di modalità di formazione». Questa discussione, però, rientra nell’ambito della riforma della Costituzione che si concluderà nel 2016. Quindi, per scrivere il decreto legislativo del Jobs act entro maggio, si dovrà prima trovare un accordo di massima, in modo che lo stesso non resti un provvedimento sulla carta. L’accentramento, peraltro, potrebbe non essere “totale”, sul modello tedesco, ma ispirarsi a quello olandese, prevedendo un’autonomia amministrativa.

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