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Bruxelles frena sull’uso dei fondi Ue

Fonte: Il Sole 24 Ore

ROMA – Il cantiere Mezzogiorno dovrà cambiare completamente volto. Niente aiuti a pioggia e più spazio a fiscalità di vantaggio, abbattimento della burocrazia, strumenti automatici. Sul fisco di vantaggio la strada sembrerebbe in discesa considerando quanto emerso dal vertice Ue dello scorso 11 marzo: «Per assicurare la diffusione di una crescita equilibrata in tutta la zona euro – si legge nel documento Ue – saranno previsti strumenti specifici e iniziative comuni ai fini della promozione della produttività nelle regioni in ritardo di sviluppo». Il Piano di riforme non entra nel dettaglio per quanto riguarda la tipologia di risorse da utilizzare. In conferenza stampa, Tremonti si è detto ottimista per un assenso della Ue su fisco di vantaggio e credito di imposta. Anche se su quest’ultimo punto non mancano i distinguo della Ue. Da alcuni mesi il ministero dello Sviluppo economico (attraverso il Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica) e il ministero per i Rapporti con le regioni hanno presentato una proposta alla Commissione per impiegare a favore del credito di imposta una parte dei fondi Ue non ancora spesi. Ieri, in riferimento a questa proposta, Ton van Lierop, portavoce del commissario Ue alle Politiche regionali Johannes Hahn, si è mostrato estremamente cauto spiegando che «l’obiettivo della politica di coesione è produrre investimenti supplementari. In presenza di crediti di imposta tale missione sarebbe vana, e verrebbe percepita come un semplice contributo all’alleviamento del livello di indebitamento delle autorità fiscali». Ma lo stesso van Lierop ha aperto poi degli spiragli specificando che «la Commissione sta discutendo della possibilità di cofinanziare una proposta relativa a un credito d’imposta ad hoc, limitato al settore della ricerca e soggetto a criteri di controllo selettivi e rigorosi». Resterebbero di difficile applicazione, secondo questa primo commento, sia il credito d’imposta per gli investimenti sia quello per l’occupazione, tradizionalmente più ambiti dalle imprese meridionali. Al centro del piano di Tremonti per il Sud, oltre alla Banca per il Mezzogiorno («dovrebbe essere pienamente operativa nell’estate-autunno del 2011»), tornano le zone a burocrazia zero, annunciate come strumento sostitutivo delle zone franche urbane. Il documento presentato ieri al Consiglio dei ministri prevede per ciascuna Regione meridionale almeno 10 zone, «che saranno specialmente controllate dal lato dell’ordine pubblico, ma a “burocrazia zero”». Nelle aree individuate i provvedimenti amministrativi dovranno essere conclusi entro tempi certi (normalmente entro 30 giorni), se necessario anche attraverso un commissario di governo. Alle imprese potranno andare sussidi erogati direttamente dai Comuni e un trattamento preferenziale nell’attuazione dei piani di sicurezza pubblica. Benefici che le aziende potranno ricevere in contropartita «di un incremento dell’occupazione e di una maggiore effettiva lealtà fiscale».

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