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Assalto alla Carta con 110 proposte l’anno

Fonte: Il Sole 24 Ore

Deputati e senatori all’assalto della Costituzione. Sono 329 i disegni di legge costituzionali depositati in questi primi tre anni di legislatura, 178 alla Camera e 151 al Senato. Il ritmo è di circa 110 l’anno, con una media di 9 al mese. In leggero calo rispetto alla precedente legislatura, che ne aveva contati 238 in due anni. Quindi 119 l’anno, con una media di quasi 10 al mese. La maggior parte sono assegnati alle commissioni, ma in attesa di esame. Con alcune curiosità. Antonello Iannarilli (Pdl) chiede, per esempio, l’istituzione della Regione Roma Capitale. Edmondo Cirielli (Pdl) vuole, invece, la nascita della Regione “Principato di Salerno”, mentre Gianluca Pini (Lega Nord) ed Enzo Raisi (Fli) invocano la Regione Romagna. In tanti vogliono cambiare la Carta. A partire dal governo Berlusconi che ha appena chiesto di rivedere il titolo IV della Costituzione. Una riforma che contempla la separazione delle carriere dei magistrati, modifica l’assetto degli organismi di autogoverno della magistratura, introduce la responsabilità civile dei magistrati. L’altro ddl del Governo, già all’esame della Camera, si occupa di iniziativa economica privata e sancisce: «È permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge». Solo 13 ddl costituzionali sono all’esame in commissione al Senato e 14 alla Camera. Proprio a Montecitorio due ddl hanno concluso l’esame in commissione. Sono di Gianclaudio Bressa (Pd) e di Luciano Dussin (Lega Nord) e chiedono il distacco del Comune di Lamon dal Veneto e la sua aggregazione al Trentino Alto Adige, nell’ambito della provincia autonoma di Trento. Arenato, invece, il lodo Alfano costituzionale, lo scudo per premier, Capo dello Stato e ministri. Gli altri ddl costituzionali all’esame del Parlamento si occupano di soppressione delle Province, di distacco di Comuni e Province, di introduzione del referendum propositivo e di revisione del quorum funzionale del referendum abrogativo. Ma anche di sfiducia costruttiva, mandato parlamentare o modifica degli statuti regionali. Fermo dal maggio 2010 l’esame del ddl di Stefano Ceccanti (Pd) che chiede di rendere più efficace il potere di rinvio delle leggi alle Camere del Capo dello Stato. E non è solo l’onorevole Remigio Ceroni (Pdl) a voler metter mano all’articolo 1 della Costituzione. Anche Alessandra Mussolini (Pdl) chiede di riconoscere proprio in quell’articolo le radici cristiane della società italiana. Roberto Cota (Lega Nord, ma non più parlamentare dopo l’elezione a governatore del Piemonte) vuole, invece, correggere l’articolo 8 della Carta con il riconoscimento della tradizione giudaico-cristiana come fondamento civile e spirituale della Repubblica. Il fronte fiscale allarma. C’è chi, come Carmelo Briguglio (Fli), vuole un tetto all’imposizione fiscale e chi, come Raffaello Vignali (Pdl), scrive che non può superare «la metà dei redditi maturati nell’anno di riferimento». C’è chi si occupa di matrimoni, come Lucio Malan (Pdl), che vuole aggiungere nell’articolo 29 che parla del diritto di famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, la specificazione «fra un uomo e una donna». Ben 18 ddl costituzionali sono stati presentati dallo scomparso presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga. Molte le proposte per far calare i costi della politica o riparlare di immunità parlamentare. Antonio Di Pietro (Idv) e Pier Ferdinando Casini (Udc) chiedono, come Luigi Zanda (Pd), Santo Versace (Pdl) e Domenico Benedetti Valentini (Pdl), di ridurre il numero di deputati e senatori. Casini (Udc) vorrebbe anche tagliare i consiglieri regionali e sopprimere le province. Giorgio Holzmann (Pdl) vuole eliminare l’articolo 59 sui senatori a vita: «ogni parlamentare – scrive – deve essere espressione di una scelta diretta del popolo».

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