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Allarme della Corte dei conti: austerità inefficace

Allarme tasse lanciato dalla Corte dei conti. Ieri, il Presidente della magistratura contabile, Luigi Giampaolino, ha lanciato un sos per le famiglie, ormai strette nella morsa tra recessione economica e tassazione. “La somministrazione di dosi crescenti di austerità e rigore al singolo Paese, in assenza di una rete protettiva di coordinamento e di solidarietà, e soprattutto se incentrata sull’aumento del prelievo fiscale, si rivela, alla prova dei fatti, una terapia molto costosa e in parte inefficace”, alla luce di una pressione ormai stimata al 45%.
Sono queste le parole pronunciate dal numero uno della Corte dei conti durante l’audizione (>> il testo) di ieri mattina sul Def (Documento di economia e finanza), davanti alle Commissioni bilancio di Camera e Senato riunite, che arrivano proprio nei giorni in cui l’Agenzia delle entrate sta per appesantire i controlli sulle tasche della popolazione, attraverso strumenti invasivi come il redditometro e l’anagrafe dei conti correnti bancari, che terrà traccia di tutti i movimenti tra i vari c/c. Sui dati macroeconomici, ha fatto presente Giampaolino, il Pil fa segnare una prestazione fortemente negativa, con una contrazione del 2,4%, con la flessione in termini nominali pari all’1%, dato che ha un solo precedente storico: il 2009, anno in cui la recessione mondiale si è abbattuta in misura più pressante sui conti pubblici. Nella prospettiva dei cittadini, si registra la crisi della spesa famigliare, scesa del 4% nel 2012 e “presumibilmente destinata a peggiorare nella seconda parte dell’anno e nei primi mesi del 2013”, ha notato ancora Giampaolino. Anche per questo, la vera preoccupazione della Corte è il fatto che coniugare la crescita col rigore erariale possa generare esiti al di sotto delle previsioni, poiché la rigidità delle misure varate negli ultimi mesi, per tenere sotto controllo lo spread, tagliando la spesa pubblica in un modo che ancora non ha dati certi sul mantenimento o meno dei livelli di servizi, può dare adito a “effetti perversi di un corto circuito tra inasprimenti fiscali e crescita economica”.
Insomma, secondo la magistratura contabile il filo si sta spezzando, e le spalle del Paese difficilmente potrebbero sopportare un’ulteriore manovra correttiva che intervenga anche a livello tributario. Infatti, benché la successione di decreti abbia posto come finalità “il rispetto degli obiettivi programmatici”, questo potrebbe, da un lato, “depurare le grandezze di finanza pubblica dagli effetti del ciclo economico, attraverso il calcolo dell’indebitamento strutturale” e dall’altro a una “flessione dei livelli di attività, quando indotta da misure di politica economica, assume natura discrezionale, laddove la depurazione dagli effetti ciclici dovrebbe, a rigore, applicarsi solo in presenza di perturbazioni aventi natura esogena e casuale”.
Ecco, dunque, il decalogo della Corte dei conti per i mesi a venire: se nei prodromi della spending review fase due si vagheggiava di mettere in saldo gran parte degli immobili pubblici, ora la Corte dei conti mette in guardia che “particolare attenzione dovrà essere posta alla previsione di meccanismi incentivanti e sanzionatori per la gestione delle partecipazioni azionarie in società degli enti locali in crisi”.
Come noto, infatti, la riduzione delle piante organiche sta partendo a pieno regime dalle amministrazioni centrali, con i Ministeri che dirameranno domani le liste di personale in surplus che verrà trasferito nelle liste di mobilità. Ma la magistratura contabile consiglia al governo di valutare con perizia ulteriori smembramenti dell’apparato pubblico, “per facilitare da un lato la gestione di eventuali esuberi occupazionali e dall’altro i processi di dismissione evitando che questi si traducano in svendite del patrimonio pubblico”. Sul fronte delle entrate, infine, da segnalare che la bilancia segna un calo di 21 miliardi di euro, per lo più imputabili alla discesa in picchiata del Pil, soprattutto nei termini di imposte dirette e contributi sociali.

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