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Verso il Recovery Plan: necessario rafforzare i Comuni e semplificare le procedure

Verso il Recovery Plan: necessario rafforzare i Comuni e semplificare le procedure

Una piattaforma comune di proposte per garantire la rapida esecuzione degli interventi del Recovery Plan e rilanciare l’economia del territorio. Questa la sintesi di quanto formulato da ANCE (Associazione nazionale costruttori edili) e ANCI (Associazione nazionale Comuni italiani) al termine di un incontro svoltosi questa settimana, alla luce dell’avvio da parte del Presidente del Consiglio Mario Draghi di un iter di condivisione con i territori sul PNRR. Confermando il ruolo cruciale dei Comuni per la realizzazione e l’adeguamento delle opere infrastrutturali locali, ANCE e ANCI chiedono al Governo il potenziamento delle strutture tecniche delle amministrazioni locali per superare la cronica carenza di personale qualificato impegnato sulla realizzazione delle opere e della manutenzione del territorio. Allo stesso tempo – spiegano i rappresentanti dei Comuni – vi è un’assoluta necessità di una semplificazione delle norme e delle procedure per l’apertura dei cantieri pubblici, sfoltendo in particolare modo l’iter autorizzativo a monte della gara d’appalto, principale responsabile dei ritardi insostenibili con i tempi di attuazione del PNNR.

Recovery Plan: l’incontro ANCI-ANCE

Il presidente dell’Associazione dei Costruttori, Gabriele Buia, ha invece insistito sulla necessità che ogni revisione del codice appalti assicuri la più ampia partecipazione alle gare da parte delle imprese, garantendo la tutela della concorrenza e della trasparenza. Infine, tutte le parti coinvolte hanno lanciato un forte allarme sul ddl sulla rigenerazione urbana: il provvedimento ora all’esame del Senato, contiene norme che bloccano gli interventi anziché agevolarli, per questo va completamente ripensato e riscritto, lasciando autonomia e flessibilità agli Enti locali. Così come per i rappresentanti delle due Associazioni è necessario garantire la proroga del Superbonus110%, semplificandone l’accesso, vero strumento fiscale attualmente a disposizione per la riqualificazione degli edifici. Senza un intervento deciso sulle procedure e un rafforzamento delle amministrazioni pubbliche locali il Paese rischia di perdere l’occasione di sfruttare il Recovery Plan per dare avvio a una nuova stagione di crescita sostenibile e di benessere collettivo.

Going for Growth 2021: il rapporto Ocse

D’altro canto il Recovery Plan si configura senza dubbio come la leva per far invertire la rotta a un’Italia che la stagnazione ventennale prima e la crisi del Coronavirus poi hanno impoverito (-26% di reddito pro capite rispetto ai Paesi più sviluppati), rallentato (-17% di produttività) e lacerato in crescenti disuguaglianze territoriali, anagrafiche e di genere. Ma, come si legge sul Sole 24 Ore, la leva rischia di restare bloccata senza una riforma della Pubblica Amministrazione incisiva, in grado di raddrizzare un federalismo disordinato che complica le procedure, confonde le responsabilità e moltiplica i costi per gli investitori.
Nel suo Going for Growth 2021, presentato questa settimana, l’Ocse entra in questo senso nel cuore dell’agenda del Governo Draghi, che nelle prossime due settimane presenterà il Recovery Plan finale e i decreti su governance e semplificazioni chiamati a costruire le condizioni per attuarlo.

Il piano italiano

Ricordiamo che il Programma Next Generation EU (NGEU) è stato istituito dal Consiglio Europeo attraverso il Regolamento (UE) 2020/2094, un programma eccezionale per fronteggiare la situazione causata dall’emergenza epidemiologica e scongiurare il deterioramento dell’economia, dell’occupazione e della coesione sociale fornendo un impulso a una ripresa sostenibile e resiliente dell’attività economica europea. Il Piano nell’ambito del bilancio settennale europeo prevede che la Commissione europea sia autorizzata a contrarre prestiti, per conto dell’Unione, sui mercati dei capitali fino a un importo di 750 miliardi di euro (a prezzi 2018). L’attività di assunzione dei prestiti cesserà al più tardi alla fine del 2026, mentre il rimborso dei prestiti inizierà a partire dal 1° gennaio 2027 con termine fissato al 31 dicembre 2058. Le risorse saranno disponibili per gli Stati membri, sotto forma di prestiti, per 360 miliardi di euro, e sovvenzioni per 390 miliardi di euro.

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