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Documento elettronico senza fondi

Documento elettronico dei dipendenti pubblici: c’è la buona volontà ma non ci sono i soldi. Il Ministro dell’economia Giulio Tremonti, in tre distinte lettere, ha risposto ai numerosi solleciti, almeno una decina, inviati nei giorni scorsi dal collega della pubblica amministrazione, Renato Brunetta. Il titolare del Tesoro ha inviato tre lettere di risposta, tutte datate 4 ottobre, alle richieste di chiarimenti di Brunetta sulla produzione e il rilascio del documento d’identità elettronico per i dipendenti pubblici, sul sistema di trasmissione on-line dei certificati di malattia/ricetta medica telematica e sull’iter istruttorio del decreto in materia di pagamenti informatici alle p.a. In risposta alla richiesta di chiarimenti di Brunetta sul documento d’identità elettronico ai dipendenti pubblici, Tremonti sottolinea che “occorre ancora individuare la specifica copertura finanziaria necessaria per l’emissione dello stesso da parte delle singole amministrazioni”. “Non può invece sottacersi – si legge ancora nella lettera – che, anche alla luce delle recenti misure adottate in materia di stabilizzazione finanziaria, la probabile ampia richiesta delle tessere da parte dei pubblici dipendenti potrà comportare difficoltà nel reperire le necessarie risorse da parte delle amministrazioni interessate”. Il Ministro “condivide” comunque “l’importanza del provvedimento” e “assicura” al collega “la disponibilità” degli uffici del Tesoro a “individuare” in raccordo a quelli della Funzione pubblica “le opportune soluzioni”. Disponibilità confermata anche sulla richiesta di informazione in merito al sistema di trasmissione on line dei certificati medici per i quali, scrive Tremonti, “sono in corso di predisposizione i relativi provvedimenti attuativi”. Quanto, invece, ai pagamenti informatici alle p.a., Tremonti comunica al collega che il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato “ha segnalato l’impossibilità di esprimere al momento il parere favorevole all’ulteriore corso del provvedimento”. Il problema dunque sono le risorse. E proprio per questo, per reperire finalmente coperture finanziarie per gli interventi, negli ambienti istituzionali si fa molto affidamento sul decreto sviluppo, che però sembra subire in queste ore un certo rallentamento. Di certo c’è che spetterà al Ministro dello sviluppo, Paolo Romani, il ruolo e il compito di coordinare le proposte tra i ministri, il gruppo parlamentare il partito e gli alleati sul decreto, come ha spiegato ieri al termine di una riunione  il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi. “È stato confermato e rafforzato – sottolinea Lupi – il ministro Romani nel ruolo di coordinamento tra i ministri, con i gruppi e nel partito”. Lupi aggiunge che sul decreto sviluppo si è arrivati “ad un buono stato di avanzamento dei lavori”. Ma i tempi, che solo ieri l’altro il Sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta stimava intorno al 13 ottobre, quindi per settimana prossima, sembrano improvvisamente allungarsi e così slitta di qualche giorno l’approdo del provvedimento in Consiglio dei Ministri. L’obiettivo, ha riferito sempre Lupi è di “cercare di presentare il decreto entro il 20 ottobre”. Per aggiungere poi che non c’è una data precisa, “stiamo lavorando per cercare di presentare il decreto intorno a quella data, tra il 18 e il 20 ottobre”. Prima dell’ok, l’esecutivo dovrà anche risolvere anche la grana dei tagli ai ministeri stabiliti con l’ultima manovra. La stretta da 7 miliardi per l’anno prossimo dovrà essere contabilizzata nel disegno di legge di stabilità da varare entro il 15 ottobre, e i dicasteri sono chiamati a rimodulare i propri budget per presentare alla Ragioneria generale dello Stato le proposte su quali capitoli sui quali tagliare. Ma al momento i dicasteri, che avrebbero dovuto presentare le tabelle martedì scorso, non sono ancora pronti ed è iniziato l’inevitabile braccio di ferro con il titolare dell’Economia Giulio Tremonti che tiene stretti i cordoni della borsa. A rischio soprattutto i Fas (fondi per le aree sottoutilizzate) iscritti nello stato di previsione del ministero dello Sviluppo economico ma finalizzati a finanziare interventi di competenza di diversi ministeri.

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