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Dirigenti pubblici, al via il rush finale sui nuovi poteri

MILANO – Il nuovo clima di relazioni sindacali instaurato nel settore privato con l’accordo Confindustria-sindacati arriva subito alla prima prova anche nel pubblico impiego. Ieri il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha trasmesso al l’Aran l’atto di indirizzo per l’accordo quadro sulle relazioni sindacali nella Pa, in attuazione della riforma del pubblico impiego. Il testo dell’atto di indirizzo ha concluso nei giorni scorsi i passaggi sui tavoli dei vari comitati di settore, e ora Brunetta chiede all’Aran di accelerare convocando le parti entro una settimana. Il tema è caldo, e l’intesa non è semplice. Le norme da attuare sono quelle con cui la riforma Brunetta riscrive i compiti del sindacato, escludendo dalle materie di concertazione quelle che impattano sulle prerogative dei dirigenti e sull’organizzazione degli uffici. L’atto di indirizzo segue fedelmente la lettera della riforma, e di fatto affida alla responsabilità dei dirigenti una serie di materie classiche dei tavoli fra amministrazione e sindacati nel vecchio quadro normativo. Turni, incarichi, organizzazione vanno a rafforzare le responsabilità dei dirigenti, in un quadro che ha riportato dai contratti alla legge anche il codice disciplinare per tutto il pubblico impiego. La contrattazione collettiva, secondo l’atto di indirizzo ora arrivato all’Aran, si deve occupare dei «diritti e obblighi direttamente pertinenti al rapporto di lavoro», fissando i binari entro i quali le intese integrative saranno chiamate ad «assicurare adeguati livelli di efficienza e produttività dei servizi pubblici». A confermare la delicatezza del tema è sufficiente l’ultimo parere raccolto dal testo, quello delle Regioni, che hanno dato il via libera, ma nelle «condizioni» hanno tirato più di una bordata, arrivando a chiedere di valutare l’opportunità di adottare un contratto quadro che «rischia di alimentare ulteriore confusione» su un tema già ricco di incertezze. Sul punto, infatti, è all’esame del Parlamento anche un decreto che nasce come “correttivo” della riforma, ma in realtà punta a blindare la nuova divisione dei compiti da nuovi rischi in Tribunale. In più di un’occasione, infatti, i sindacati hanno impugnato atti dirigenziali effettuati sulla base del decreto Brunetta, e si sono visti dare ragione dai giudici.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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