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Riforme costituzionali, via libera al nuovo Senato della Repubblica

Si chiamerà comunque Senato della Repubblica (e non delle ‘Autonomie’ come proposto inizialmente dal governo), sarà eletto (quasi) direttamente, rappresenterà le istituzioni locali e sarà composto da 21 sindaci, 74 consiglieri regionali e 5 membri nominati per 7 anni dal Presidente della Repubblica (e non più da 315 membri).

Il Senato dei 100 – così come previsto dal d.d.l. Riforme – ha ricevuto il quarto via libera per proseguire la cosiddetta ‘navetta’ costituzionale. L’assemblea della Camera, dopo aver iniziato a novembre l’esame del testo, ieri pomeriggio ha approvato nuovamente il testo con 367 voti favorevoli, 194 contrari e 5 astenuti.

Il testo ora torna al Senato. Si tratta dell’ultimo passaggio della “doppia lettura conforme” dopo il quale ci sarà una seconda votazione da parte di entrambe le Camere sul testo senza possibilità di ulteriori modifiche. I due passaggi avverranno intorno al 20 gennaio in Senato e nella seconda metà di aprile alla Camera. 
Ci sarà poi tempo tre mesi per indire il referendum, che verosimilmente si terrà entro autunno 2016.

Boschi: “Soddisfatti, ora ci prepariamo per passaggio al Senato”
Il Ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, uscendo dall’Aula ha dichiarato: “Siamo soddisfatti, mancano ancora due passaggi e ora ci prepariamo al Senato”.

Renzi: “maggioranza schiacciante”, “due anni fa nessuno scommetteva un centesimo”
Soddisfatto il Presidente del Consiglio Matteo Renzi che su Facebook scrive: “Oggi quarto voto sulle riforme costituzionali: maggioranza schiacciante in attesa di conoscere il voto dei cittadini in autunno. Stiamo dimostrando che per l’Italia niente è impossibile. Con fiducia e coraggio, avanti tutta” e sottolinea come “due anni fa nessuno scommetteva un centesimo sul fatto che questo Parlamento facesse le riforme. E invece è tornata la politica, è tornata l’Italia. I professori non più precari, la legge elettorale stabile, le tasse su case e lavoro che vanno giù, la disoccupazione che grazie al Jobs Act finalmente scende, la giustizia civile che riduce gli arretrati: tutti provvedimenti votati da questo Parlamento”.

Presentata la campagna referendaria per il no alla riforma costituzionale
Intanto ieri si è svolta la presentazione della campagna referendaria per il no alle riforme e Alfiero Grandi, co-presidente del Comitato per il No, riferendosi alla quota necessaria di parlamentari per chiedere il referendum ha sostenuto che con la presenza di Possibile, il movimento di Giuseppe Civati che conta a Montecitorio dieci parlamentari, “abbiamo la certezza che almeno 126 deputati chiederanno il referendum”. Le 126 firme che saranno depositate dopo l’ok definitivo al ddl Boschi potranno infatti includere quelle dei 31 deputati di Sinistra Italiana, dei 91 del M5s e dei 10 esponenti di Possibile per un totale di 132. I rappresentanti di tutti e tre i partiti hanno infatti partecipato al ‘battesimo’ del Comitato per il No annunciando il loro sostegno per la raccolta delle firme in Parlamento.

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