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Sportelli unici con procedure molto varie

Per aprire un bar è necessario presentare la Scia. Almeno in alcuni comuni. In altri, invece, magari a pochi chilometri di distanza, basta un’autorizzazione espressa. Insomma, “sportello unico che vai, usanza che trovi”. Succede così che un’impresa che abbia la necessità di operare in territori diversi, è costretta ad apprendere tante modalità operative quanti sono i Suap con cui si deve rapportare. E non è tutto. Se si decide, per esempio, di usare il web del comune per raccogliere informazioni sulle modalità di compilazione e inoltro delle pratiche, basta una telefonata allo sportello per scoprire come spesso vi sia difformità tra quanto indicato online e quanto specificato a voce e come l’informazione esatta e aggiornata sia la seconda. In sostanza, non basta un computer per informatizzare un servizio. Per raggiungere l’ambizioso obiettivo, infatti, è necessario un cambiamento culturale in chi eroga e in chi utilizza il servizio. Abbinato a un lavoro radicale di ottimizzazione e standardizzazione dei processi.

L’analisi che fotografa la situazione, condotta – con la collaborazione di Unioncamere e Infocamere – per monitorare l’attuazione della riforma dello Sportello unico per le attività produttive, è stata realizzata dal ministero dello Sviluppo economico.

«Dai risultati delle elaborazioni – spiega il sottosegretario allo Sviluppo economico, Simona Vicari – si ricava un quadro con luci e ombre, e si possono trarre utili indicazioni circa le possibili iniziative da promuovere per completare rapidamente l’attuazione di tale importante strumento del rapporto fra la pubblica amministrazione e le imprese».

Proprio queste ultime, infatti, hanno evidenziato l’importanza di una maggiore semplificazione e standardizzazione delle procedure e della modulistica. Se il processo di informatizzazione dei Suap è stato avviato nella quasi totalità dei casi (95%) ed è in continua evoluzione, sulle procedure operative che le imprese sono tenute a seguire, invece, la realtà si presenta fortemente eterogenea. Per la predisposizione della pratica, per esempio, solo il 27% dei comuni utilizza in via esclusiva la modulistica online. La quota maggiore – il 33% – richiede invece il download della modulistica dal sito web del Suap; il 33% ha modalità miste e il 5% richiede il ritiro solo presso lo sportello fisico. Insomma, la presenza della pratica cartacea è certamente diventata marginale, ma nella sostanza il processo di informatizzazione delle funzioni di front office resta parziale e incompiuto, in quanto si realizza nella traduzione informatica dei processi tradizionali. La pratica più diffusa, infatti, è quella di fare il download del modello, compilarlo, farne la scansione e inviarlo via Pec. In questo caso, il ciclo di vita della pratica non genera modalità automatizzate di gestione del procedimento, a differenza di quanto accade invece adottando la pratica telematica. Differenze sostanziali si registrano però, in base al tipo di sportello. Sempre per la predisposizione di una pratica, se la media degli sportelli che utilizzano solo la modulistica online è del 27%, tra i comuni accreditati il valore scende al 12%, mentre sale al 55% se si tratta di Suap camerali.

«Il sistema messo a punto dalle Camere di commercio – spiega Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere -, fortemente orientato sui servizi online, sta dando prova che questa è la strada da seguire. Perché dà certezze alle imprese su come assolvere gli adempimenti e perché consente, almeno per la procedura automatizzata, di avere risposte ufficiali e di dare realmente avvio all’attività in un giorno. Ma serve fare sistema partendo dagli esempi virtuosi. In Veneto il dialogo tra Regione, Anci e Camere di commercio ha dato vita a una best practice che potrebbe essere adottata anche domani dalle altre regioni, per cui le imprese del territorio regionale – per la procedura più semplice – hanno sostanzialmente lo stesso Suap con cui dialogare solo online, sulla base dei medesimi adempimenti».

Differenze sensibili di procedura anche in base al tipo di complessità dell’impresa. L’indagine ha preso in esame i protocolli legati all’avvio di un’attività economica di tipo semplice (un negozio) e una di tipo più complesso dal punto di vista delle autorizzazioni (una tinto-lavanderia). Nel primo caso, l’utilizzo delle sole modalità telematiche per la compilazione della modulistica, nei comuni accreditati, è del 30% – anziché del 12% registrato dalla media tra i due tipi di attività -, mentre nei comuni che operano con le Camere di commercio è addirittura dell’80%, anziché del 55% del valore medio.

Nonostante le differenze registrate, però, l’indagine evidenzia come la maggior parte dei comuni (63% degli accreditati e 64% di quelli che operano con le Camere di commercio) svolga adeguatamente la funzione di coordinamento degli enti terzi, nel caso di procedimenti che non si limitano alla sola competenza comunale.

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