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Question time sulla riforma della dirigenza: le parole del ministro per la PA Madia

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Si sono svolte ieri in Senato le interrogazioni a risposta immediata (“question time”), ai sensi dell’articolo 151-bis del Regolamento, sulla riforma della disciplina della dirigenza pubblica. Ecco le risposte del ministro per la Pubblica Amministrazione Marianna Madia.

“Signora Presidente, nel mese di agosto abbiamo presentato uno schema di decreto legislativo di riorganizzazione della dirigenza pubblica, in attuazione della legge n. 124 del 2015. Questo decreto legislativo ha l’obiettivo di istituire i ruoli unici della dirigenza e, quindi, di superare l’appartenenza del dirigente alla sua amministrazione.
Perché questa necessità di maggiore mobilità e fungibilità dei dirigenti e del conferimento degli incarichi tra amministrazioni e anche tra livelli istituzionali? Io penso – non sono l’unica a crederlo – che un male cronico dell’amministrazione sia oggi costituito dal fatto che ogni singola amministrazione lavora come se fosse sola, all’interno di un recinto, con la conseguenza che le amministrazioni lavorano a compartimenti stagni e si parlano poco. Tutto questo, alla fine, crea un danno al servizio che arriva ai cittadini.
Per questo motivo, credo sia importante riuscire ad attuare un maggior interscambio tra i dirigenti delle amministrazioni, valorizzando esperienze di dirigenti di enti territoriali nelle amministrazioni centrali e, viceversa, quelle di dirigenti che hanno svolto incarichi anche di responsabilità nelle amministrazioni centrali negli enti territoriali.

Peraltro, anche in altri Paesi, dove c’è una buona dirigenza pubblica, si può verificare che gli incarichi di maggiore responsabilità di solito sono ricoperti da chi ha già svolto incarichi in amministrazioni diverse e non in una singola amministrazione.
Dopo aver illustrato in modo sintetico qual è l’obiettivo di questo decreto, voglio però respingere al mittente la critica che è stata fatta da diversi interventi, dalla senatrice Pelino e anche da altri senatori, rispetto alla discrezionalità che il decreto aprirebbe al conferimento degli incarichi. Penso che nel testo presentato e approvato in via preliminare dal Governo in Consiglio dei ministri ci sia non solo una ribadita separazione, ma anche una rafforzata separazione tra di politica e amministrazione, prima di tutto perché si continua – come peraltro prevede la Costituzione – ad essere dirigenti della Repubblica attraverso un reclutamento, che avviene per concorso pubblico. Il secondo motivo per cui parlo non solo di «ribadita», ma anche di «rafforzata» separazione tra politica e amministrazione deriva dal confronto con la situazione a legislazione vigente, per cui chi ha un incarico politico può conferire l’incarico della direzione generale di un Ministero, ad esempio, a chiunque abbia i requisiti e risponda ad un interpello. Con la riforma che proponiamo, chi ha responsabilità politica può scegliere solo in una rosa di cinque dirigenti, che vengono selezionati da una commissione indipendente, autonoma, di garanzia, che sceglie quei cinque, valutando come sono stati svolti gli incarichi precedenti e quindi legando maggiormente il conferimento degli incarichi non alla discrezionalità politica, ma ad una valutazione oggettiva delle competenze di quei dirigenti.

Peraltro, non si può nemmeno parlare di precarizzazione, perché con il decreto non introduciamo le norme che oggi riguardano il licenziamento dei dirigenti privati, non equipariamo il licenziamento dei dirigenti pubblici a quello dei dirigenti privati. Da dirigenti pubblici si può essere licenziati per ragioni disciplinari, come accade già oggi, oppure, come previsto nel nostro decreto, per ragioni legate ad una valutazione negativa, che implichino la revoca del dirigente dall’incarico e dopo due anni in cui il dirigente revocato non abbia conseguito nessun altro conferimento di incarico. Il punto non è la precarizzazione ma è – ed è questa l’innovazione del decreto – la contendibilità vera degli incarichi, cioè il fatto che anche gli incarichi di responsabilità e di maggiore prestigio siano contendibili e quindi che la carriera dei dirigenti possa essere una carriera mobile, proprio perché più legata alle valutazioni oggettive avute nei diversi incarichi ricoperti.

Mi collego allora all’intervento della senatrice Lo Moro: è evidente che sarà molto importante, nel testo unico sul pubblico impiego, in cui abbiamo un criterio di delega sulla valutazione, introdurre modifiche legislative in armonia con il testo che approveremo, in forma definitiva, nel mese di novembre in Consiglio dei ministri, proprio per far sì che ci sia una normativa sulla valutazione, che accompagni lo sforzo di innovazione che facciamo nel decreto di riorganizzazione della dirigenza pubblica. Approfitto per interloquire con la senatrice Lo Moro non solo sul punto specifico della valutazione, ma anche su altri punti di cui abbiamo discusso in Commissione, dalla composizione della commissione, che deve ovviamente essere garantista – sono d’accordo: può essere importante che chi non ha un incarico di diritto passi dal vaglio di una maggioranza qualificata nelle commissioni competenti – finanche al garantire, attraverso l’introduzione di specifiche norme, la parità di genere nell’assegnazione degli incarichi.
Queste sono tutte questioni discusse in Commissione, che, peraltro, trovano spazio nel parere votato dalla I Commissione e di cui faremo tesoro per l’approvazione definitiva in Consiglio dei ministri”.

>> Consulta lo Speciale sulla Riforma Madia per approfondire anche i temi relativi alla riorganizzazione della dirigenza pubblica.

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