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Pressing sulle case fantasma

Ultimissimi tasselli al mosaico delle case fantasma: scade il 30 settembre il termine per il completamento delle operazioni di rilevamento dei fabbricati (o delle modifiche) nascosti al catasto e di quelli che hanno perduto i requisiti di ruralità. Ma per ora l’interesse a mettersi in regola resta basso: per tre fabbricati su quattro si profila un intervento dall’alto, con l’attribuzione di una rendita presunta e l’aiuto massiccio degli ordini professionali. Poi la palla passerà ai comuni, che dovranno verificare la regolarità urbanistica. In realtà, oggi mancano all’appello solo poche decine di comuni, che all’epoca delle rilevazioni erano sfuggiti alle foto aeree, spesso per ragioni climatiche. Così (come impone l’articolo 19 del Dl 78/10), a breve uscirà il comunicato dell’agenzia del Territorio, che annuncerà la pubblicazione dei relativi elenchi sulla «Gazzetta Ufficiale», consultabili poi sul sito dell’agenzia. Se la procedura sarà identica a quella fin qui seguita, verranno concessi ai possessori sette mesi per presentare le denunce, per evitare le sanzioni catastali per omessa dichiarazione. In questi casi, quindi, il termine del 31 dicembre per la regolarizzazione spontanea delle case fantasma non verrà rispettato. Ma il 99% dei proprietari, invece, dovrà cominciare a pensarci seriamente (per le modalità si veda l’altro articolo in pagina). L’agenzia del Territorio, in collaborazione con l’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) e con la ripresa di ortofoto aeree, sovrapposte alle mappe catastali, ha individuato dal 2007 al 2009 oltre due milioni di edifici non presenti sulla cartografia catastale e mai dichiarati. Nel medesimo periodo sono stati scovati circa 800 mila fabbricati ancora censiti come rurali ma che hanno perduto i requisiti richiesti. Di questi edifici gli elenchi sono reperibili sul sito dell’agenzia, dove è facile verificare se si possiede qualcosa di irregolare. I problemi esistono. Però non nascono dal meccanismo di emersione. Ma dai numeri. L’operazione, infatti ha visto coinvolte 2.076.856 «particelle», cioè appezzamenti di terreno, che in media ospitano 1,4 fabbricati ciascuna. Tolti i fabbricati di nessun interesse fiscale (tettoie, case veramente rurali e simili), che al momento sono circa 448mila e che, in seguito agli esami in corso, dovrebbero raddoppiare, ci sono circa 2 milioni di fabbricati o porzioni di fabbricato da sistemare. Gettito fiscale previsto: un miliardo, in base alle affermazioni del direttore dell’Agenzia, Gabriella Alemanno, nell’audizione alla Camera del giugno scorso. Il problema riguarda gli adempimenti spontanei, denunce fatte in modo autonomo o su semplice sollecito dell’agenzia: oggi superano di poco le 400mila particelle, corrispondenti a 560mila fabbricati, oltre un quarto del totale. Considerando che siamo ormai a tre mesi dalla scadenza di fine anno, la grande massa delle case fantasma sarà quindi destinata a subire la visita dei funzionari del catasto. Ma è un’ipotesi realistica? Ovviamente no, infatti l’agenzia sta trattando in queste settimane le convenzioni con i professionisti interessati (in prima fila i geometri) che possano articolare sul territorio un’azione così complessa. Del resto le pratiche completate dall’agenzia, al di fuori degli adempimenti spontanei, non sono più di 100mila. I primi mesi dell’anno prossimo, quindi, vedranno il Territorio dispiegare tutte le forze in campo per mettere a tassazione per il 2010 tutte le case fantasma e le ex rurali. Un obiettivo non facile, che dovrebbe essere però facilitato dalla massiccia campagna televisiva che l’agenzia sta per lanciare, con la speranza di convincere i riottosi all’adempimento spontaneo.

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