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Pagamenti lenti, speranza Cdp

La ricetta Tajani era di anticipare di un anno l’entrata in vigore della direttiva 2011/07/Ue che prevede l’abbattimento dei tempi di pagamento da parte della pubblica amministrazione a un massimo di 30 giorni. Una soluzione, quella ipotizzata dal vicepresidente della commissione europea, che avrebbe inondato il mondo delle imprese con 50 miliardi di euro. «Anticipare le regole con una sanzione per i ritardi anche solo di un giorno servirà a mettere in circolo 180 miliardi di euro a livello comunitario e a salvare molte piccole e medie imprese», ha spiegato giorni fa. Ma la Ragioneria di stato ha messo in guardia il Parlamento dagli effetti nefasti che l’adozione delle nuove regole avrebbe generato sui conti pubblici. «Si ritiene necessario rinviare il recepimento della direttiva, tenuto conto che la scadenza per l’adeguamento degli ordinamenti nazionali è fissata al 16 marzo 2013, con facoltà di escludere dall’applicazione della stessa i contratti stipulati anteriormente a tale data». Risultato, la Commissione bilancio della Camera dei deputati ha fatto richiesta di eliminare dalla Comunitaria 2011 il capitolo in cui si fa riferimento al recepimento della direttiva sui ritardi dei pagamenti. E questo, sulla scorta dei timori espressi dai ragionieri dello stato secondo cui, «in assenza di un contestuale adeguamento delle vigenti procedure di pagamento in ambito pubblico e stante la situazione di forte ritardo nelle erogazioni, la nuova direttiva comunitaria darebbe luogo al conseguente addebito di interessi moratori a carico dell’erario, non quantificabili ex ante e privi della relativa copertura, con grave pregiudizio per gli equilibri di finanza pubblica». Una doccia fredda per il sistema produttivo italiano, gravato da ritardi biblici nel saldo delle fatture da parte degli enti pubblici. «I tempi medi di pagamento dei clienti privati sono pari a 46,9 giorni, che raddoppiano quando il cliente è la pubblica amministrazione (92,1 giorni)», si legge nell’ultimo rapporto di Fondazione Impresa che ha scattato la fotografia al sistema dei pagamenti in Italia. Per i pagamenti della p.a., secondo l’analisi, ad attendere di più sarebbero le aziende della piccola impresa manifatturiera (120,8 giorni) e dei servizi (104,4 giorni). Le cose vanno relativamente meglio per le imprese artigiane che attendono 83,4 giorni, mentre nel caso del commercio i tempi si accorciano a 52,5 giorni. «Nelle transazioni commerciali tra privati sono le imprese artigiane a soffrire di più (61,3 giorni i tempi medi di pagamento)», hanno avvertito gli esperti di Fondazione Impresa. «Seguono le piccole aziende manifatturiere (53,3 giorni), i servizi (45,6 giorni) e il commercio (22,2 giorni) che si conferma il comparto che risente meno della problematica dei tempi di pagamento anche per forme contrattuali che prevedono tempi di pagamento più ristretti (a merce consegnata o a 30 giorni)». La classifica dei tempi di pagamento della p.a. fa segnare le note più dolenti nel cado delle imprese del Mezzogiorno che devono attendere in media 116,9 giorni. Le piccole imprese del Nordovest devono pazientare circa tre mesi (90,8 giorni) prima di vedersi saldate le fatture, mentre nel caso del Nordest e del Centro la situazione è leggermente migliore (rispettivamente 83,4 e 82,5 giorni). Non solo. Nei rapporti fra privati i tempi di pagamento sono più contenuti ma a soffrire di più sono le piccole imprese del Nord (57,5 giorni per il Nordest e 50,5 giorni per il Nordovest). «Rispetto al secondo semestre del 2010, i tempi di pagamento alle piccole imprese sono aumentati di 2,9 giorni nel caso dei clienti privati e addirittura di 7,8 giorni nel caso della pubblica amministrazione», si legge nel documento di Fondazione Impresa secondo cui, per quanto riguarda l’aumento dei tempi di pagamento della pubblica amministrazione a livello settoriale si sarebbe verificato un aumento più pronunciato per le piccole imprese che operano nel commercio (+9,3 giorni di attesa in più). Artigianato, piccola impresa manifatturiera e servizi hanno visto invece aumentare i tempi di pagamento di circa 6-7 giorni, rispetto al secondo semestre del 2010. Mentre a livello territoriale gli aumenti più consistenti si sono verificati nel Mezzogiorno (+13,8 giorni in più di attesa) e nel Centro (+10,4 giorni); con le variazioni più contenute presso le piccole imprese del Nordest (appena 1,2 giorni in più). Ma non tutto è perduto. A fare da bilanciere al temuto protrarsi dei tempi per l’applicazione della direttiva Ue sui ritardi dei pagamenti è arrivata la Cassa depositi e prestiti (Cdp). Il cda della società pubblica presieduta da Franco Bassanini, il 26 ottobre scorso ha deciso per un ampliamento delle risorse dedicate alle imprese di piccola e media dimensione, attraverso la costituzione di un nuovo plafond a disposizione del sistema bancario per il finanziamento delle pmi. Lo strumento verrà dotato di ulteriori 10 miliardi di euro di cui 8 miliardi saranno destinati a investimenti e circolante delle piccole e medie imprese. Mentre fino a 2 miliardi di euro Ad uso esclusivo del destinatario. Non riproducibile 29 serviranno a fronteggiare il problema dei ritardi nei pagamenti dei crediti vantati dalle pmi nei confronti delle pubbliche amministrazioni. «Il rinnovo del plafond deciso dalla Cassa rappresenta un’ottima notizia», ha commentato il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari. «I fondi del precedente plafond sono tutti andati sul territorio, raggiungendo lo scopo di sostenere le pmi. Nei prossimi giorni con la Cassa definiremo le modalità più efficaci per l’impiego di queste nuove risorse. Mettendo a frutto la positiva esperienza maturata nel finanziamento delle pmi, il settore bancario utilizzerà al meglio i nuovi fondi anche per rispondere in maniera efficace alle esigenze delle imprese che soffrono per i ritardi di pagamento della p.a.». Soddisfazione per l’iniziativa della Cdp è stata espressa anche da Paolo Buzzetti, presidente dell’Ance. «Questa decisione rappresenta un primo passo per offrire soluzioni concrete al gravissimo problema dei ritardati pagamenti. La quasi totalità delle imprese che ha eseguito e completato da mesi lavori a favore delle pubbliche amministrazioni di tutta Italia sta ancora aspettando di essere pagata, a causa degli effetti del Patto di stabilità interno che, così concepito, penalizza anche gli enti virtuosi», ha sottolineato Buzzetti. «In questo modo, si stanno mettendo a repentaglio migliaia di posti di lavoro e l’esistenza stessa delle aziende. La speranza di tutte le imprese che rappresento è che questa misura diventi operativa nel più breve tempo possibile». Con le nuove risorse stanziate, il valore del supporto di Cassa Depositi e Prestiti al mondo delle piccole e medie imprese attraverso il canale bancario è salito così a 18 miliardi di euro. «Il plafond da 8 miliardi, costituito a metà 2009, è stato interamente contrattualizzato e 6,3 sono i miliardi di euro già erogati», hanno spiegato dalla Cdp. «Le Pmi che hanno beneficiato della provvista sono circa 36mila, grazie anche all’adesione massiva all’iniziativa da parte delle banche aderenti, il 76% del totale in termini di sportelli e quasi il 92% in termini di quote di mercato».

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