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Napoli può essere d’aiuto a Venezia

Rifiuta i rifiuti, Luca Zaia, governatore veneto. A costo di farci perdere l’inceneritore comunale di Venezia che non ne ha abbastanza per andare a regime. E solo perché le immondizie, nel caso specifico, sono napoletane. Ma la storia è tipicamente italiana, seppure in salsa leghista.L’antefatto è costituito da un manager oculato ma forse un po’ impolitico di una municipalizzata (ma d’altra parte così dovrebbe essere) Adriano Tolomei, amministratore delegato di Ecoprogetto Srl (a capitale pubblico), la società che gestisce il termovalorizzatore di Fusina, 115 dipendenti (35 diretti, 80 nell’indotto), nella Laguna di Venezia. Il quale amministratore si fa due conti, ché su quelli è commisurato il suo stipendio, e si rende conto che il suo modernissimo impianto, capace di trattare anche i rifiuti indifferenziati, è abbastanza lontano dall’essere a regime, bruciando pardon termovalorizzando 210mila tonnellate all’anno contro le 250mila e passa per il quale è stato collaudato. Il picco produttivo lo raggiunge solo nei mesi estivi, quando Venezia si riempie di turisti, ma poi inevitabilmente si scende, tanto che l’amministratore deve mandare in cassa integrazione il personale che non serve: una ventina di addetti. Al che Tolemei, che non vive nell’Iperuranio ma su questa terra italiana, si fa una domandina: ma perché non portare quassù i rifiuti napoletani? Sì quelli che il sindaco Luigi De Magistris, in queste ore, cerca di allocare in Olanda, spedendoli via mare verso Rotterdam. Ma che deve fare i conti con un costo di smaltimento che va da 180 ai 220 euro la tonnellata. Il manager veneziano, sapendo bene che lì a Fusina si smaltisce a 140 euro, intravede il margine di reciproco soddisfacimento: Napoli risparmia, Venezia guadagna. In soldi e in energia. Perché per tenere accese le due linee del suo impianto ai volumi attuali, Tolomei paga come se producesse a regime. Aumentando lo smaltimento, crescerebbero poi anche le tonnellate di rifiuti residui al trattamento che Ecoprogetto, non potendoli utilizzare, rivende a una centrale Enel. Solo che quando l’amministratore ha scritto alla Regione Veneto in proposito, s’è guadagnato un’ondata di riprovazione. «Qui mai», ha sibilitato il governatore Zaia, «il Veneto ci guadagna di più a lasciarli dove sono». E da Palazzo Balbi parla di «una questione di civiltà». Seguito a ruota, il suo compagno di partito Maurizio Conte, assessore regionale all’Ambiente, ci mette una pietra sopra: «Il nostro no», scandisce al Corriere Veneto, «è politico e non ammette repliche». Una presa di posizione che ha spaventato la Veritas, la multiutility intercomunale che controlla la Ecoprogetto di Fusina. «Accogliere i rifiuti di Napoli non è una politica aziendale», si sono affrettati a dire in un comunicato i vertici dell’azienda, anche se ammettono che le «diseconomie derivanti dai picchi negativi», cioè la mancanza di rifiuti, «si ripercuotono sulla tariffa». Insomma, oltrettuto, coi rifiuti del Vomero in Laguna, i residenti di Dorsoduro spenderebbero meno di tasse. Dunque le ecoballe se ne prendano pure la via dell’Olanda, con aggravio delle napoletanissime casse pubbliche e con deficit di quelle veneziane. Senza dimenticare la cassa integrazione degli addetti in surplus quando manca la monnezza, un costo del ministero del lavoro, spalmato su tutti gli italiani. Se c’è una buona notizia, in questa storia, è tutta per i malpancisti padani delusi dal Carroccio, sappiano che il federalismo, che pensavano smarrito, è già cominciato.

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