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Manovra, occhio di riguardo per i comuni

Dei minori tagli agli enti locali beneficeranno soprattutto le amministrazioni municipali. Il Ministro dell’interno Roberto Maroni chiederà infatti al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi di ripartire i due miliardi di minori tagli agli enti locali “a partire dai comuni”, per poi distribuirli sugli altri livelli istituzionali. Lo ha detto durante il suo intervento all’inaugurazione della Fiera di Varese. Per quanto riguarda invece la soppressione delle province, “La decisione è presa e andiamo avanti. Ci abbiamo ragionato a lungo, convinceremo gli scettici e i contrari che è la decisione giusta”, ha affermato Maroni rispondendo a chi gli faceva notare lo scetticismo di diversi amministratori leghisti per il disegno di legge costituzionale che porterà alla soppressione degli enti intermedi.  Sul tema Maroni si è anche abbandonato a un piccolo sfogo. “Non abbiamo tagliato le province prima e siamo stati criticati per questo – ha detto – abbiamo tagliato le province e siamo stati attaccati per questo: ditemi una cosa in Italia su cui si possa avere il consenso di tutti”. Stessa tesi espressa dal Ministro della semplificazione Roberto Calderoli. “È giusto trasformare la provincia come ente regionale, perché credo che rispetto alle caratteristiche orografiche, di popolazione, ci debba essere una valutazione a livello di territorio”, ha detto questa sera, a margine di una festa della Lega Nord a Treviso, Roberto Calderoli. “Solo la regione – ha rilevato – può elaborare una legge che corrisponda alle caratteristiche del territorio, e in questo senso le province del Veneto devono essere qualcosa di diverso dalle province calabresi”. Quella che si apre si presenta intanto come una vera e propria settimana di fuoco per quanto riguarda le iniziative delle autonomie locali contro la manovra. Un’altra settimana di fuoco per le autonomie locali, nei giorni in cui il decreto-legge 138 arriva in aula alla Camera per il via definitivo. Regioni, province e comuni chiedono di aprire alle loro richieste, di rivedere i tagli e di scongiurare il voto di fiducia. Perché, spiega il presidente della Conferenza delle regioni, Vasco Errani, “la scelta del voto di fiducia a fronte della richiesta di Regioni e autonomie locali di emendamenti bipartisan per consentire gli investimenti è un chiaro elemento negativo”. Giovedì si protesterà a tutti i livelli. I sindaci hanno indetto uno “sciopero” con relativa riconsegna al prefetto e al ministro dell’Interno delle deleghe in materia di anagrafe e stato civile e la chiusura simbolica dei rispettivi uffici. I governatori consegneranno i contratti per il trasporto pubblico locale su ferro e gomma, perché ha detto Errani “c’è il rischio default delle aziende di trasporto locale”. Mobilitazione anche per le Province, sotto la spada di Damocle della soppressione. Alla base delle proteste ci sono soprattutto i tagli previsti in manovra per regioni ed enti locali, sei miliardi di euro all’inizio, poi ridotti a 4,2. Già oggi cittadini e rappresentanti delle autonomie piemontesi si riuniranno al Centro Congressi della Regione. Domani invece sarà la volta dell’assemblea plenaria della Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative delle regioni e delle Province autonome, convocata a Roma. Il tutto mentre le regioni hanno avviato un percorso di “autoriforma”, per ridurre i costi gestionali e combattere gli sprechi. Le autonomie avevano chiesto a Berlusconi l’istituzione di una commissione straordinaria paritetica mista nell’ottica di una semplificazione della governance del territorio: una proposta “condivisa” anche dal Ministro per i rapporti con le regioni, Raffaele Fitto, che alle autonomie ora però chiede collaborazione: “alle regioni e agli enti locali che lamentano comprensibilmente la pesantezza dei tagli alle spese operati dalle manovre che si sono susseguite, dico che questo è il tempo per fissare gli obiettivi di finanza pubblica, lo richiede la salvaguardia del nostro futuro”.

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