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L’Imu mette a rischio gli equilibri di cassa

L’ennesimo giro di valzer su Imu e fondo di solidarietà mette a rischio gli equilibri di cassa dei comuni. Da un lato, la (parziale) cancellazione del saldo dell’imposta immobiliare non offre ai sindaci alcuna certezza sull’entità dei rimborsi che ciascuno di loro riceverà e sulla tempistica con cui saranno erogati. Dall’altro, pesano i continui ritardi nella distribuzione dei vecchi trasferimenti erariali.

Imu. Per compensare il mancato introito della seconda rata dell’Imu su abitazioni principali, case popolari, terreni agricoli e fabbricati rurali strumentali, il dl 133/2013 ha optato per un meccanismo di rimborso a due tempi. Entro il 20 dicembre, i comuni riceveranno un importo che dovrebbe corrispondere al 50% dell’Imu calcolata applicando le aliquote e la detrazione di base. La seconda tranche, da erogare entro il prossimo 28 febbraio, dovrebbe corrispondere al 60% del maggior gettito derivante dallo sforzo fiscale esercitato da ciascun ente. Il rimborso, infatti, è solo parziale, giacché il restante 40% dovrà essere versato dai cittadini entro il 16 gennaio, a meno che il governo non trovi altre risorse per evitare questo adempimento.

I numeri in gioco, tuttavia, hanno lasciato molti ragionieri disorientati. Il dl 102/2013 aveva stimato la perdita di gettito derivante dalla cancellazione della prima rata in 2.442,1 milioni di euro, di cui 2.327 milioni riferiti ai comuni delle regioni ordinarie, Sicilia e Sardegna. Tali importi erano stati quantificati considerando gli incassi del 2012, comprensivi dell’eventuale sforzo fiscale esercitato lo scorso anno. Per il ristoro del minor gettito derivante dalla cancellazione del saldo, il dl 133 stanzia, invece, una cifra inferiore, pari a circa 2.077 milioni. Di questi, i circa 1.729 milioni che verranno erogati già quest’anno dovrebbero corrispondere, come detto, al gettito standard, al netto degli aumenti decisi dai comuni nel 2012 e nel 2013. I restanti 348 milioni, che verranno distribuiti nel 2014, dovrebbero essere pari al 60% del maggior gettito da sforzo fiscale (il 40%, come detto, al momento rimane a carico dei cittadini). Rapportando a 100 la seconda tranche del secondo rimborso (i 348 milioni), si arriva a circa 580 milioni, che sommati ai 1.729, portano il totale della stima sulla seconda rata Imu relativa agli immobili oggetto del dl 133 a 2.309. Questo importo, che dovrebbe tener conto anche di tutti gli aumenti deliberati nel 2013, è addirittura più basso di quello della prima rata, calcolato sulle aliquote del 2012. Qualcosa, quindi, non quadra e ovviamente si ripercuote sul valori assegnati ai singoli enti. In teoria, chi non ha aumentato l’Imu né quest’anno né l’anno scorso dovrebbe aver ricevuto all’incirca lo stesso importo a rimborso della prima e della seconda rata e dovrebbe essere escluso dal conguaglio di febbraio 2014. In molti casi, invece, ciò non accade, in quanto l’importo del secondo rimborso (quantificato dall’allegato A del dl 133) è inferiore a quello previsto dal dl 102. Per questi comuni, non è chiaro se la riduzione sia dovuta a una revisione peggiorativa delle arcane stime del Mef o se la differenza verrà (in tutto o in parte) restituita con il prossimo conguaglio. In un simile contesto, tenere sotto controllo il bilancio (e specialmente la cassa) è assai problematico, anche tenendo conto del fatto che il rimborso per la prima rata non è stato ancora interamente erogato (una quota, pari a 25 milioni, è stata accantonata in attesa della revisione delle stime). Al momento, quindi, anche i contenuti delle variazioni di bilancio da approvare entro il 15 dicembre sono piuttosto aleatori.

Fondo. I comuni attendono ancora anche il saldo del fondo di solidarietà 2013, che avrebbe dovuto essere erogato entro il 30 novembre, ma che a quanto si è appreso non arriverà prima del 16 dicembre. Dei circa 6,9 miliardi complessivi, con gli acconti di febbraio e maggio ne sono stati pagati circa la metà. Il ritardo è destinato ad accentuare ulteriormente i problemi di cassa di molti enti, al punto che lo stesso legislatore ha cercato di metterci una pezza consentendo fino al prossimo 31 marzo di portare le anticipazioni di tesoreria oltre il limite fisiologico dei 3/12, fino a 5/12, Ma è solo un palliativo.

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