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L’albo d’oro dei segretari comunali

ROMA – Gestire l’albo dei segretari degli enti locali è costato finora quasi 14mila euro all’anno. Per ogni iscritto. Se i dottori commercialisti viaggiassero sugli stessi ritmi, per esempio, l’ordine avrebbe bisogno di quasi 2 miliardi all’anno. I numeri emergono dalla radiografia che l’Unità di missione istituita al Viminale per sostituire l’agenzia autonoma dei segretari ha appena ultimato sull’attività del vecchio organismo, cancellato dalla manovra correttiva. In tutto, si tratta di una partita da 116 milioni di euro all’anno (dati 2010), quasi tutta a carico degli enti locali, divisa tra formazione, fondi contrattuali e gestione dell’albo. Ad alimentare le uscite è stata prima di tutto la struttura dell’agenzia, che per gestire un albo da 3.650 persone si è articolata in una sede nazionale e 18 ramificazioni territoriali (una in ogni regione, tranne Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige). Ogni sede, ovviamente, significa personale, ma soprattutto consigli di amministrazione con indennità e gettoni. La relazione racconta, ad esempio, che il direttore generale dell’agenzia toccava uno stipendio annuo da 236mila euro lordi, mentre il vice si fermava poco sopra i 158mila. Il presidente del consiglio di amministrazione nazionale poteva contare su un fisso da 3.825 euro al mese, rafforzato però da un gettone da 180 euro a seduta. In tutto, solo i 19 cda dell’agenzia presentano un conto da 3 milioni all’anno. Del «sistema», come lo chiama la relazione, fa parte anche la scuola superiore per la pubblica amministrazione locale, che nasce per la formazione e il reclutamento dei segretari. Per il 2010 l’agenzia ha assegnato alla scuola 35 milioni di euro, per finanziare i corsi ma anche per alimentare una macchina non proprio leggera. Il piano 2010 prevede «spese di funzionamento» per 5,4 milioni, per i consumi intermedi della struttura, a cui si aggiungono 1,7 milioni per gli «organi istituzionali»: si tratta del direttore (poco meno di 132mila euro lordi di retribuzione annua), due vicedirettori (109mila euro) e dei cinque responsabili delle strutture territoriali. Altri 500mila euro se ne vanno in rimborsi spese per i vertici istituzionali e il comitato tecnico-scientifico, mentre il personale costa 6,5 milioni all’anno. Anche nella scuola i gettoni generosi non mancano: per l’ultimo concorso, per esempio, il cda aveva assicurato ai commissari un gettone da 350 euro a seduta, con la possibilità di fare più sedute (e quindi di moltiplicare gli incassi) nel corso della stessa giornata. Non sono solo le spese correnti, però, a caratterizzare il bilancio della scuola, che ha una storica attenzione agli investimenti nel mattone. Dopo aver comprato, negli anni scorsi, tre immobili a Roma, Milano e Torino, la scuola ha deciso di allontanarsi dalle metropoli per comprare un mega-complesso (180mila metri quadri) a Fara in Sabina, provincia di Rieti, che è stato acquistato per 5,7 milioni e richiede una ristrutturazione da 14 milioni. La stessa relazione si chiede se la soppressione dell’agenzia dei segretari porti con sé anche la cancellazione della scuola. La risposta dovrà arrivare con il Dpr che deve ricostruire la gestione dei segretari, e che il Viminale preparerà insieme alla categoria; comunque sia, scrive Cimmino, questa «struttura particolarmente ridondante» dovrà essere rivista a fondo.

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