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La strategia anti emergenza la Regione prepara 11 nuovi siti

Care, vecchie, discariche. La Sicilia che non vuole affondare nell’emergenza si prepara ad accoglierne altre. Accantonata la costruzione dei termovalorizzatori – fra i ritardi, le bocciature europee e l’ombra del malaffare – la Regione mette a punto una nuova strategia che punta sì sulla raccolta differenziata e il pre-trattamento dei rifiuti ma rilancia i tradizionali siti. Undici, quelli da aprire ex novo. La prossima inaugurazione sarà quella del primo lotto della discarica di Castellana Sicula, contrada Balza di Cetta: un piccolo impianto che, a lavori completati, avrà una capacità di duecentomila metri cubi. Ma nel piano Cancellieri, la proposta consegnata a Lombardo da una commissione di tecnici presieduta dall’ex prefetto di Catania, sono sette i siti attivabili «a breve scadenza» e altri 12 «a media scadenza». Per una capacità complessiva di quasi tredici milioni di metri cubi. Il piano risale all’autunno scorso e comprende anche otto ampliamenti di discariche già esistenti. Ma nell’elenco dei nuovi siti c’è anche il mega-impianto di Assoro (un milione 380 mila metri cubi) su cui si sono concentrate in queste ore le polemiche degli industriali ennesi. E che ora rischia di diventare un simbolo di una nuova, controversa, stagione. Perché anche le nuove linee d’azione che il governatore Lombardo ha già annunciato peri prossimi giorni confermano un ampio ricorso alle discariche. Partendo proprio dall’elenco stilato un anno fa. Nel frattempo, quest’anno otto interventi hanno ricevuto l’autorizzazione ambientale integrata, una sorta di via libera alla realizzazione o all’ampliamento: sono gli impianti di Sciacca, Siculiana, Motta, Catania (contrada Grotte San Giorgio), Messina (Pace del Mela), Serradifalco, Alcamo e Sant’Agata. Non si fermano, le ruspe, e il nuovo piano tenta almeno una distribuzione geografica equa delle discariche: oggi l’ottanta per cento dei siti è concentrato nelle province di Agrigento, Messina e Catania. E invece l’obiettivo dev’essere quello della «globalizzazione» degli impianti: «Onde evitare l’eccessivo trasporto di rifiuti scriveva la commissione Cancellieri – che comporterebbe costi elevati di gestione nonché un impatto negativo sull’ambiente è opportuno identificare nuovi siti ove ubicare discariche, nelle parti della regione che ne risultano sguarnite o fornite in maniera insufficiente (le province di Trapani, Palermo e Ragusa)». Si cerca di rimediare. Nel Palermitano, dove l’emergenza è più forte: e molte chances di contrastarla sono riposte nella nuova vasca di Bellolampo, un milione e mezzo di metri cubi sono per il primo lotto, quattro e mezzo a lavori ultimati. «Realizzate queste opere, saremo sicuramente a buon punto nella strada che porta alla soluzione complessiva del problema», dice Pietro Lo Monaco, capo della protezione civile. Ma altri progetti prendono corpo sul territorio.E trovano resistenze: a Scicli è nato un comitato di lotta contro l’ipotesi di una discarica in contrada Truncafila. Il comitato è stato promosso da Orazio Ragusa, un deputato dell’Udc passato al Pid di Saverio Romano. La campagna sui rifiuti di Lombardo partirà dopo la presentazione del nuovo piano, una sorta di upgrade di quello precedente, pure a lungo atteso. L’ultimo elaborato è stato affidato a una commissione coordinata da Maurizio Croce e composta da Federico Vagliasindi (già consulente Amia), Pino Napoli (consulente dell’assessore Pier Carmelo Russo), Enzo Favoino (docente di Monza) e Claudio Torrisi (chimico e assessore comunale a Catania). Gli esperti di Lombardo – viene spiegato condurranno la strategia di contrasto dell’emergenza rifiuti dalla fase della progettazione preliminare a quella della progettazione esecutiva. L’ultimo step sarà quello dei piani d’ambito, affidati alle nuove società consortili (le Srr) che hanno preso il posto dei carrozzoni degli Ato rifiuti. I termovalorizzatori non scompaiono del tutto dagli scenari tracciati dagli esperti del governatore: nel nuovo piano «non è esclusa» la costruzione di piccoli e moderni inceneritori. Ma i costi, avvertono i tecnici, saranno elevati. Perché la decadenza del vecchio piano abbatte l’entità del Cip 6, il contributo assegnato dallo Stato alle imprese che realizzano gli impianti. Lo smaltimento dei rifiuti costerebbe 150 euro a tonnellata. Una soluzione reputata anti-economica ma che rimane sul tappeto. Eppure il business dei maxi inceneritori è stato al centro della battaglia politica – giocata anche con testimonianze in tribunale – portata avanti da Lombardo e dal suo governo contro la precedente amministrazione. E la giunta guidata dal leader dell’Mpa deve far fronte al contenzioso già avviato dai gruppi industriali (Falck in testa) che avevano vinto le gare per la realizzazione dei quattro termovalorizzatori previsti dal piano Cuffaro. Un documento approvato dal governo Lombardo, e predisposto dall’ex assessore all’Energia e ai rifiuti Pier Carmelo Russo (ora passato alle Infrastrutture), prevede la nullità delle gare e dunque sbarrerebbe la strada ai risarcimenti milionari. Un tentativo di «chiudere definitivamente la pagina dei termovalorizzatori», per dirla con il presidente Lombardo, evitando alla Regione un pregiudizio economico. Il documento conterrebbe gravi irregolarità contrattuali e la mancanza dei requisiti al momento delle gare (datate 2002) ma rimane top secret.

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