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Governo fragile: S&P declassa l’Italia

Standard&Poor’s ha declassato il rating sul debito sovrano dell’Italia, portandolo da A+ ad A. L’agenzia ha diffuso oltre la mezzanotte italiana un comunicato in cui sottolinea l’alto livello del nostro debito pubblico (il più elevato tra i Paesi con rating A) e le preoccupazioni legate a un suo innalzamento superiore alle previsioni fatte dalla stessa S&P in maggio, quando abbassò l’outlook per il nostro Paese. «Riteniamo – si legge nel testo diffuso da S&P’s – che le prospettive di crescita dell’Italia si stiano indebolendo e ci aspettiamo che la fragile coalizione di Governo e le diverse posizioni all’interno del Parlamento continueranno a limitare la capacità dell’Esecutivo di rispondere in modo deciso alle sfide macroeconomiche interne ed esterne». Rendendo difficile, è la conclusione, il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Governo Berlusconi. Il declassamento italiano arriva dopo quello che ha già colpito, nella zona euro, Spagna, Irlanda, Portogallo, Cipro e Grecia. Un altro altro duro colpo per la crisi europea e globale, essendo quella dell’Italia la terza economia della zona euro. L’agenzia Moody’s, che il 17 giugno scorso aveva messo sotto esame per un possibile abbassamento il rating dell’Italia, nella tarda serata di venerdì scorso – in coincidenza con la scadenza di tre mesi in cui di solito prende la decisione – aveva reso noto che lo mantiene sotto esame «alla luce del sempre più difficile contesto economico e finanziario e della fluidità degli sviluppi politici dell’area euro». Ma si era presa un altro mese di tempo per completare la sua valutazione sull’affidabilità creditizia del Paese, lasciando dunque il rating sul debito sovrano ad Aa2. Il Parlamento italiano ha approvato la settimana scorsa la manovra finanziaria da 54 miliardi di euro, ottenendo – in cambio delle misure di austerità varate – il sostegno della Banca centrale europea nell’acquisto di obbligazioni. La stessa Moody’s, tuttavia, nel suo report settimanale ha espresso perplessità su queste misure, giudicandole negative soprattutto ai fini del merito di credito per le Regioni e gli enti locali del Paese in quanto mettono sotto ulteriore pressione bilanci già sotto stress e introducono incertezze sui poteri e le responsabilità dei Governi locali (si veda l’altro servizio a pagina 14). L’agenzia nota inoltre come la riduzione della spesa, causata dalle ristrettezze di bilancio, ostacolerà la capacità degli enti locali di fare investimenti, «il che influenza negativamente lo sviluppo economico del Paese».

Fonte: Il Sole 24 Ore

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