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Federalismo sul filo del rasoio

I decreti sul federalismo “devono passare la prossima settimana, perché abbiamo gente, qui al Nord, un po’ arrabbiata, anche con me”. Umberto Bossi torna ad avvertire alleati e opposizione che la pazienza della Lega è finita. Ma Fli risponde per le rime, mentre la situazione dei voti nelle commissioni che devono occuparsi della riforma lascia spazio anche a possibili situazioni di crisi.

LA QUERELLE POLITICA
“Siamo rimasti senza numeri per colpa di Gianfranco Fini”, ha sostenuto Bossi. “O passa il federalismo, oppure si va a votare”, ha scandito. “Sono d’accordo con Roberto Calderoli (che ha posto gennaio come dead line, ndr) che non possiamo farci prendere per i fondelli per troppo tempo”, ha aggiunto. “Il federalismo va fatto, il tempo delle chiacchiere è finito”. Ma a Berlusconi i finiani offrono una via d’uscita: “Sieda al tavolo, accetti l’appello alla responsabilità e metta a punto un patto di legislatura con 3-4 riforme fondamentali per il Paese”. Italo Bocchino, capogruppo di Futuro e libertà alla Camera, spiega, in un’intervista, che “abbiamo rescisso il cordone ombelicale che ci legava a un partito che avevamo co-fondato per renderlo un grande partito moderato. Ci siamo ritrovati su un vagone estremista, con la Lega a fare da locomotiva. Ora siamo oltre, a febbraio lanceremo un grande progetto per l’Italia. Proporremo un patto repubblicano per chi ha davvero a cuore le sorti del Paese”. La “nuova coalizione”, secondo il capogruppo di Fli, “voterà sempre unita”, come nel caso della riforma sul federalismo che, però, ammonisce, “se consentirà di ridurre gli sprechi, bene, ma se rischia di dividere il Paese allora se lo facciano da soli, se ne sono capaci”. “Diversamente, avverte il numero due di Fli, Berlusconi “faccia pure come crede, se governa altri due giorni o altri due anni a noi interessa poco”. Le alternative di fronte al premier, secondo il capogruppo Fli, sono due: “può proseguire on l’accanimento terapeutico, può cedere alla tentazione delle urne , sponsorizzato dalla Lega. Oppure prendere in considerazione l’unica soluzione che serve al paese e raccogliere l’appello alla responsabilità”. Bocchino spiega, inoltre, che “proponiamo al Presidente del Consiglio di trasformare una sommatoria di debolezze in un’occasione di rilancio per l’Italia”, attraverso una serie di riforme: “quella sul mercato del lavoro, la riforma fiscale, inevitabile inserire la riforma elettorale. Infine una grande riforma centrata sui giovani”. Anche Carmelo Briguglio, capo della segreteria politica di Fli, rispedisce al mittente l’ultimatum leghista, dichiarando che che Futuro e libertà “non è disponibile agli aut aut del Carroccio a cui interessa solo mettere in sicurezza il federalismo fiscale e far cassa in termini elettorali per poi tornare ad appiattirsi su Berlusconi”. Per Briguglio “se la Lega vuole parlare di federalismo prima deve confrontarsi con il terzo polo su tutti gli altri temi”. “Il federalismo va attuato nei tempi e nei modi già programmati, senza rallentamenti ne’ accelerazioni”, ha dichiarato in una nota Enrico La Loggia, presidente della commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale. Quanto alla maggioranza in commissione, La Loggia, confida molto “sull’onestà intellettuale del senatore Baldassari (del Fli, ndr), con il quale, finora, si è sviluppata un’eccellente collaborazione”. Il presidente della commissione bicamerale, poi, ha voluto ribadire l’apertura “a un confronto con le opposizioni” in Parlamento. “Ci auguriamo possa essere sempre più proficuo e portare a soluzioni innovative”, ha spiegato.

LA SITUAZIONE NELLE COMMISSIONI
Il federalismo fiscale riprenderà il suo cammino parlamentare la prossima settimana, ma l’esame dei decreti rischia la paralisi almeno in due delle tre commissioni chiamate a esprimere un parere se l’opposizione dovesse fare fronte comune, mentre il 28 dovrà arrivare il via libera al testo sul federalismo municipale. Nella commissione bicamerale per l’Attuazione del federalismo fiscale c’è una situazione di sostanziale parità tra gli schieramenti. Il Pdl può contare su 11 parlamentari, la Lega su tre. Con loro si potrebbe schierare Helga Thaler dell’Svp, per un totale di 15 voti su trenta. Altrettanti voti avrebbe sulla carta l’opposizione. Il Pd ha 10 parlamentari e uno l’Idv. Per quanto riguarda il terzo polo, Fli e Api hanno un rappresentante ciascuno, due ne ha l’Udc. Fino a oggi i partiti dell’opposizione non hanno avuto una posizione comune. Per esempio sul federalismo demaniale l’Idv aveva votato a favore, mentre il Pd si era astenuto. Contro si erano espressi Udc e Api. Se l’opposizione si unisse sul federalismo municipale, attualmente all’esame della commissione, si arriverebbe all’impasse. Stessa situazione alla commissione Bilancio della Camera. La maggioranza può contare su 24 deputati (17 del Pdl, 5 della Lega più Giampiero Catone e Bruno Cesario del gruppo misto che il 14 dicembre hanno votato la fiducia al governo). E 24 sono anche i rappresentanti delle opposizioni: 15 del Pd e 2 dell’Idv, più 7 del terzo Polo (3 di Fli, 2 dell’Udc, 1 dell’Mpa e 1 di Api). Nessun problema ha invece la maggioranza alla commissione Bilancio del Senato. Il Pdl ha 11 senatori e la Lega 2 per un totale di 13. Dodici invece sono i rappresentanti delle opposizioni (8 del Pd e uno ciascuno per Fli, Udc, Api e Mpa). In base alla legge 42 del 2009, che ha dato la delega al governo per l’attuazione del federalismo, tecnicamente l’esecutivo può comunque adottare i decreti attuativi se le tre commissioni non si esprimono entro i 60 giorni previsti (più altri 20 di proroga come nel caso del federalismo).

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