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Dichiarazione Tasi, che confusione: per Ifel ok il modello comunale

Contrordine? Più che altro, disordine: dopo le precisazioni sulla dichiarazione Tasi da parte del Dipartimento delle finanze con apposita risoluzione n. 3/DF del 25 marzo 2015 secondo la quale i comuni non devono assolutamente “creare” un apposito modello Tasi, valido nel proprio territorio, visto che il modello Imu vale anche ai fini Tasi, ecco la versione diametralmente opposta offerta da IFEL con una nota emessa sul proprio portale.

Secondo @comuni_anci, infatti, la disciplina sulla Tasi non prevede l’adozione di un modello unico ministeriale e quindi ogni comune deve approvare il proprio modello di dichiarazione. Esattamente l’opposto di quanto sostenuto dal MEF.

A ben vedere, l’IFEL ha le sue ragioni. Una su tutte, il riferimento al comma 687 della legge di stabilità 2014, che estende alla Tasi le disposizioni concernenti la “presentazione” della dichiarazione Imu, e secondo la Fondazione Anci non può essere così ampio da ricomprendere anche l’adozione di un modello unico nazionale.

Non solo: la disciplina sulla Tasi specifica i contenuti e gli obblighi dichiarativi con riferimento a ciascuna delle tre componenti della Iuc (Imu, Tari e Tasi), senza affermare che il modello di dichiarazione Tasi debba soggiacere ad un preventivo decreto dell’Economia. L’intervento del MEF non è quindi espressamente previsto per la Tasi né può essere esteso per analogia ad una diversa fattispecie impositiva.

Non solo: se il modello unico valesse per tutti i tributi, allora anche per la Tari dovrebbe essere approvato un modello nazionale, dal momento che anche per questo tributo non è prevista la dichiarazione comunale.

Cosa succede adesso?

Allo stato pratico, cosa devono fare i comuni con questa dichiarazione Tasi? Secondo l’IFEL i comuni possono, anzi devono disporre per via regolamentare in materia di dichiarazione Tasi, in modo analogo a quanto previsto per la Tari, puntando alla massima semplificazione e adattando il modello con particolare riguardo all’applicazione delle agevolazioni disposte dal Comune, anche al fine di prevenire i possibili contenziosi.

Nel caso in cui si ritenga invece necessario un modello dichiarativo unico nazionale, conclude la nota Ifel, si dovrà urgentemente apportare una modifica normativa che demandi espressamente ad un decreto ministeriale l’adozione di tale modello, così da permettere ai contribuenti di adempiere in tempo utile alla scadenza del prossimo 30 giugno.

Il contenzioso è aperto, a questo punto il Governo non potrà esimersi dal prendere una posizione netta a riguardo.

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