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Città «metropolitane» strategiche per la ripresa

ROMA – Le città metropolitane europee protagoniste e motore della ripresa, in uno scenario dove i sistemi produttivi coincidono sempre di più con i grandi poli metropolitani da cui passa necessariamente lo sviluppo di un Paese. «Oggi 40 città-regione rappresentano il 40% dell’economia mondiale e il 90% dell’innovazione», esordisce Aurelio Regina, presidente dell’Unione industriali di Roma. «Basti pensare – continua – che nel 1990 rappresentavano il 13% della popolazione mondiale, entro il 2050 questa percentuale salirà al 70 per cento». Domani e venerdì, Regina sarà a Lisbona al XXI Congresso Opce (l’organizzazione che riunisce le Confindustrie delle 12 principali capitali europee) e di cui la Uir è socio fondatore dal 1989. Si prospetta uno scenario diverso rispetto all’anno scorso, quando il congresso annuale si concentrò sull’impatto della crisi nelle grandi metropoli. Nel 2010 il tema è “L’Europa e le sue imprese verso il nuovo paradigma economico mondiale”: si discuterà di politiche comunitarie e di opportunità di crescita, specie per le pmi, in uno scenario dove la globalizzazione avanza e i Paesi emergenti tirano la ripresa. Per gli industriali di Roma, come dirà Regina (è anche vice presidente esecutivo dell’Opce) di fronte alla platea degli imprenditori e dei politici riuniti a Lisbona, tre sono gli asset principali da implementare: potenziare le infrastrutture, una digitalizzazione capillare, lo snellimento della burocrazia, l’attuazione del federalismo fiscale, nella prospettiva di una riduzione della spesa pubblica improduttiva. Inoltre Regina, che parlerà il primo ottobre, subito dopo Antonio Mexia, presidente della Portuguese Energy Company, insisterà sul ruolo delle aree metropolitane: in Italia le 10 più grandi rappresentano un terzo del Paese in termini economici, concentrano il 36% del Pil e il 35% degli occupati. «È nelle città metropolitane che occorre investire, perché sono al tempo stesso un luogo dove si concentrano i contrasti più evidenti e quello dove si costruisce l’avvenire». Le grandi aree metropolitane, grazie alla presenza di un capitale umano diversificato, di centri di ricerca, di economie, di un tessuto imprenditoriale forte e una domanda attenta alle novità «sono il luogo di incubazione di nuovi prodotti e di nuove opportunità». Quindi bisogna incrementare collegamenti e scambi tra le aziende delle grandi città europee, obiettivo che l’Opce si propone, e allargare il raggio: non bastano solo le politiche nazionali, ma bisogna individuare strategie europee. Per questo per la Uir è importante che al congresso Opce siano presenti la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, e il presidente della Commissione europea per l’Industria, Antonio Tajani, nella tavola rotonda sul ruolo delle capitali Ue, insieme al sindaco di Lisbona, Antonio Costa. Ogni capitale, poi, dovrà avere un suo tratto distintivo: Roma con Enel, Finmeccanica, Eni e una presenza diffusa di pmi fa sì che il Lazio sia una delle Regioni che più contribuisce al Pil nazionale, con un tessuto produttivo che può contare su settori promettenti come hi-tech, aerospazio, biomedicale, multimediale e audiovisivo. Ma c’è un altro aspetto che Regina metterà in evidenza: valorizzare la centralità geografica di Roma nel Mediterraneo. Un approccio che scaturisce dall’esigenza, avvertita dalle piccole e medie imprese europee, «di una nuova architettura delle relazioni geopolitiche e geoeconomiche, che possano integrare e valorizzare i rapporti con un’area del mondo particolarmente attrattiva in termini di investimenti esteri, quale, appunto, la sponda Sud del Mediterraneo». Far emergere il ruolo di cerniera di Roma faciliterebbe la realizzazione di una rete mediterranea di infrastrutture, necessaria a dare nuova forza e nuove dimensioni a molti settori economici, dal turismo alle tlc, ai trasporti. A vantaggio soprattutto delle pmi: a Lisbona Regina sarà accompagnato da Stefano Zapponini, presidente della Piccola industria di Roma e vice della Piccola nazionale.

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