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Carta autonomie col turbo

Riforma dei segretari comunali, restyling delle incompatibilità, controlli più incisivi sulla gestione degli enti locali e nessuno stralcio delle norme ordinamentali. Insomma, sulla Carta delle autonomie il senato farà fino in fondo il suo dovere. Perché il ddl, che dopo il sì di Montecitorio, ha iniziato l’iter in commissione affari costituzionali di palazzo Madama, «rappresenta uno dei provvedimenti più importanti che siano arrivati all’esame del parlamento in questa legislatura ed è un’occasione da non sprecare». A dieci anni di distanza dall’approvazione del Tuel (dlgs 267/2000), Enzo Bianco (Pd) che da ministro dell’interno ha firmato il Testo unico prossimo al pensionamento, si trova a essere uno dei relatori (assieme ad Andrea Pastore del Pdl) del nuovo disegno di legge. E con ItaliaOggi fa il punto sui correttivi da introdurre. Che dovranno essere tanti, perché, dice, «serve un atto di coraggio da parte del parlamento per rimediare ai tanti errori fatti in questi mesi dal legislatore». Domanda. Senatore, la Carta delle autonomie arriva a palazzo Madama dopo un’approvazione alla camera tra mille polemiche. In molti sostengono che si tratti ormai di un testo svuotato di contenuti. Cosa succederà al senato? Risposta. Di sicuro non sarà una lettura di circostanza. La Carta delle autonomie è un’occasione troppo importante per essere sprecata. Serve un atto di coraggio da parte di tutti per riformare in modo organico e moderno gli enti locali. Ma soprattutto per rimediare ad alcuni errori di questi mesi. Errori che rischiano di distruggere l’intero sistema delle autonomie. Ecco perché sia io che l’altro relatore Andrea Pastore, con cui stiamo lavorando in piena armonia, chiederemo che al senato prevalga la voglia di fare un lavoro coraggioso ed incisivo. D. A quali errori si riferisce? R. In primis all’eliminazione con un tratto di penna dell’Agenzia dei segretari comunali. Far tornare i segretari alle dipendenze del ministero dell’interno è l’antitesi del federalismo. E soprattutto non risolve i problemi della categoria che vanno affrontati in modo organico, appunto, nel Codice. Poi dovremo mettere mano ai meccanismi di incompatibilità, incandidabilità e ineleggibilità, che così come previsti ora, generano alcune storture. E ancora, i meccanismi di controllo e di indirizzo vanno resi più incisivi rafforzando i poteri dei consigli senza toccare quelli del sindaco. E infine c’è il federalismo fiscale con cui la Carta deve andare a integrarsi. D. Tra le critiche mosse al testo della camera c’è proprio la mancanza di coordinamento con la legge delega (42/2009) e l’elenco di funzioni in esso contenute. Non sarebbe stato meglio approvare prima la Carta? R. Sono d’accordo. Bisognava prima dire chi fa cosa e poi stabilire come vengono distribuite le risorse. Invece si è fatto l’esatto contrario. Anche questo è il frutto di una scelta sbagliata. A cui si può porre rimedio solo in un modo. D. Come? R. Approvando il Codice delle autonomie in tempi rapidi, prima che scada la delega prevista dalla legge 42 per il varo di tutti i dlgs attuativi del federalismo. Mancano sei mesi (maggio 2011 ndr), si può fare.

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