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Voto diviso sul federalismo regionale

Per Camera e Senato prove finali di federalismo fiscale regionale e di costi standard di Asl e ospedali. Da oggi, e fino a mercoledì, si apre nella bicameralina il confronto decisivo sullo schema di decreto del governo che vede maggioranza e opposizione tentare una difficilissima mediazione sul filo di lana per arrivare, se mai sarà possibile, a modifiche condivise. In realtà, nonostante le aperture già fatte alle proposte dei democratici e in parte a quelle del terzo polo, si andrà verso due pareri separati del relatore di maggioranza Massimo Corsaro (Pdl) e di quello di minoranza Francesco Boccia (Pd). La brusca frenata a un’ipotesi di accordo, alla fine della settimana scorsa, è però arrivata dallo stato maggiore del Pd, che non ha alcun interesse politico ad avallare sotto l’ombrello del federalismo fiscale il rischio di una raffica di nuove tasse locali. Per non dire degli effetti temuti sull’assistenza sanitaria locale, soprattutto al sud. I pareri, già depositati, saranno discussi in questi giorni e votati mercoledì. Dopo di che il governo continuerà per la sua strada per il varo definitivo del decreto in consiglio dei ministri, nella speranza di non incappare in uno scivolone come quello già capitato con il fisco municipale. Senza scordare l’altro temuto effetto politico nella maggioranza di lasciare troppi scontenti anche tra i governatori, perfino quelli di centrodestra, a cominciare dai presidenti di regione del mezzogiorno che sulla sanità sono da tempo sulle barricate. La settimana parlamentare, d’altra parte, si apre all’insegna di altre partite politiche delicatissime. A cominciare, ancora una volta, dal capitolo giustizia. Alla Camera in commissione Giustizia pende la spada di Damocle del processo breve che anche nella nuova versione del governo viene respinta al mittente da tutte le opposizioni, lasciando in parte “morbida” la sola Udc. Resta in sospeso l’avvio della riforma costituzionale approvata a palazzo Chigi e il ritorno in pista dello stop alle intercettazioni già a più riprese minacciato dal premier. Il tutto sullo sfondo dell’avvio dei processi milanesi a Berlusconi. A Montecitorio, intanto, si sta facendo largo la legge Comunitaria 2010 (già approvata dal Senato) e rispunta la nuova governance sanitaria (commissione Affari sociali) con tanto di nuove regole sulle nomine di primari e manager, partite da sempre gelosamente condotte dai partiti. Mentre a Palazzo Madama da domani va al voto in aula in via definitiva la riforma della legge di stabilità varata appena un anno fa. E resta appeso a un filo il voto del decreto sulla festività del 17 marzo per i 150 anni dell’unità d’Italia. “Passata la festa, gabbato lo santo”, recita il proverbio: il decreto è fermo al primo ramo del Parlamento e scade tra un mese. Col piacere del Carroccio.

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