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Via alla manovra da 316 milioni

Una riorganizzazione della sanità che pesa come una vera e propria manovra: il piano di rientro messo in campo dalla Giunta Cota “vale” 316 milioni quest’anno, oltre 390 l’anno prossimo. A queste cifre va aggiunto il risparmio messo in conto dall’esecutivo per la riorganizzazione della rete dell’emergenza (118 e Pronto soccorso), in totale 52 milioni di euro, capitolo al momento “stralciato” dal piano, da discutere passo passo con i sindacati. La delibera – contestata nel merito e nel metodo dall’opposizione in Consiglio, che la settimana scorsa ha annunciato, capofila il Pd, il ricorso alla Commissione regionale di garanzia per chiedere un parere circa la legittimità del testo – contiene le azioni di taglio e contenimento dei costi, oltre che di riorganizzazione, da attuare nel biennio 2011-2012. Entra nel merito degli interventi da effettuare e “rincara” la dose rispetto ad una prima ipotesi di riorganizzazione contenuta nel Programma attuativo del Piano di rientro di agosto, varato in autunno. A cominciare dall’entità dei risparmi che, per il 2011 e il 2012, erano ipotizzati a 225 e 283 milioni, cifre ritoccate al rialzo nella delibera-addendum, in seguito alla verifica dei conti sul 2010. Per finire alla quantità e tipologia di posti letto da tagliare: mentre nel documento d’autunno i posti letto per acuzie risultavano “congrui”, ora la delibera parla di riduzione per un migliaio di posti. Quanto al comparto post-acuzie, l’eccedenza è corretta al ribasso rispetto all’ipotesi dell’autunno (tremila posti letto) e nel testo si parla di 1.342 unità in eccesso. In linea generale, i ricoveri inappropriati pesano per il 15% rispetto al totale, in valore assoluto si tratta di circa 110mila passaggi in ospedale. In linea generale, la delibera prevede la riconversione di una decina di ospedali, il taglio, a medio termine, di almeno 300 strutture complesse (primariati) e la riduzione dei dipendenti della sanità per 1.626 addetti. Proprio il capitolo “Personale” è quello che registra i tagli di maggiore consistenza, rispetto al “tendenziale” 2011, per effetto del blocco parziale del turn-over (delibera n. 14 di fine gennaio), del mancato rinnovo per i lavoratori atipici o a tempo determinato e della riorganizzazione dei servizi: entro dicembre 2011 i dipendenti della sanità pubblica piemontese scenderanno a quota 58.524. «Abbiamo ottenuto – sottolinea Gianpiero Porcheddu della Cisl ? di poter essere coinvolti dalle singole aziende locali, così da poter valutare i piani di rientro e l’impatto del blocco del turn-over, situazione per situazione. Il 16 marzo prossimo avremo un incontro di verifica col direttore della Sanità Paolo Monferino». Discorso a parte merita la riorganizzazione radicale del sistema delle urgenze, sia sul versante del 118 che dei pronto soccorso. «Abbiamo una serie di perplessità – sottolinea Lorenzo Cestari della Uil – circa la riorganizzazione del 118. Il rischio è, ad esempio, che si riducano le centrali operative, da 8 a 4, senza però ridurre i primariati. Sulla rete dell’emergenza, poi, serve un confronto serrato con i territori e le amministrazioni locali, altrimenti è un Vietnam». Via libera alla ridefinizione della rete dei laboratori per le analisi. La delibera prevede un forte accorpamento dei servizi, il blocco totale del turn over del personale nel 2011, mentre nel 2012 il blocco sarà all’80 per cento. A regime, risparmi per venti milioni a cui si affiancano quasi dieci milioni per l’applicazione di regole a favore dell’appropriatezza prescrittiva di esami di laboratorio e di radiodiagnostica. Pesante la sforbiciata desisa dalla giunta ai contratti di fornitura di servizi da parte delle strutture private: saranno ridotti nel 2011 del 5%, con risparmi stimati pari a 94 milioni (cifra derivante dalla somma tra le voci in tabella relative all’acquisto di servizi da privati). Il documento è allo studio della Consulta Sanità costituita nel novembre scorso presso Confindustria Piemonte. Ne fanno parte rappresentanti dei servizi alle persone (laboratori, socio-assistenziale e case di cura) e fornitori. Risparmi previsti anche nella farmaceutica che, tra prodotti e farmaceutica convenzionata, prevede “tagli” per circa venti milioni già nel 2011. Altrettanti risparmi saranno messi a segno nell’assistenza integrativa e protesica, riducendo le risorse pro-capite da 47 euro a 42 nel 2011 (40 l’anno prossimo). Dalla centralizzazione delle procedure di acquisto, poi, la regione punta a risparmiare circa 64 milioni. Per la Cgil, si tratta di un piano che veicola tagli, «senza nessun riferimento – sottolinea Laura Seidita, Cgil Sanità – al mantenimento dei servizi o all’investimento. Riteniamo i tagli eccessivi, la Regione sceglie di garantisce 100 milioni in meno per la sanità». «La proposta della giunta – sottolinea Eleonora Artesio, responsabile della sanità nella giunta Bresso – non si occupa soltanto di ricondurre la spesa ai parametri stabiliti ma introduce nuove e radicali misure organizzative tipiche di un piano sanitario e che richiedono, dunque, un dibattito politico. Ne è un chiaro esempio il piano di riorganizzazione della rete dell’emergenza, che punta a ridurre drasticamente la presenza di medici a bordo dei mezzi di soccorso. Anche i limiti alle prescrizioni spingeranno i cittadini a rivolgersi alle strutture private, con un aggravio di costi».

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