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Tremonti: ora la fase dello sviluppo

ROMA – Il protocollo europeo è stato rispettato, senza deviazioni. Approvata ieri la legge di stabilità, a conferma del rigore sulla politica di bilancio richiesto su scala europea, il governo è già al lavoro sui cinque punti del piano per lo sviluppo preannunciati dal presidente del Consiglio: nucleare, pubblica amministrazione, Sud, libertà delle attività economiche e riforma fiscale. Ed è proprio dal fisco che prenderà il via la prossima settimana la stesura del National Reform Plan italiano: «mercoledì prossimo, impegni permettendo, ci sarà il primo incontro per mettere a punto la richiesta di una delega al parlamento per la riforma fiscale». È quanto ha annunciato ieri il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, durante la conferenza stampa dopo la riunione del consiglio dei ministri che ha dato il via libera alla Finanziaria. «Finita la legge di stabilità, lanciamo la politica dello sviluppo. Da oggi (ieri per chi legge) possiamo formalmente avviare la seconda fase», ha detto il ministro, spiegando che non si poteva fare prima perchè altrimenti si sarebbe «deviato dal protocollo europeo» che prevede la presentazione all’Europa di due documenti che sono «due facce della stessa medaglia», lo Stability Plan e il National Reform Plan. Documenti che saranno discussi all’Ecofin, sui quali gli altri stati daranno il proprio parere e che dovranno contenere numeri «realizzabili, fattibili e condivisi». La prima riunione sulla riforma fiscale si terrà al ministero dell’Economia: già oggi dovrebbero partire i primi inviti, destinati ad alcuni ministri tra i quali sicuramente Maurizio Sacconi perchè «si dovrà tener conto anche del pilastro sociale». La discussione sulla riforma fiscale, che «è molto ambiziosa», sarà allargata, come Tremonti ha detto più volte in passato: «convocheremo le parti sociali, le forze politiche», la discussione «si articolerà su tavoli tecnici», ha ribadito ieri, facendo sapere che sarà richiesta anche l’assistenza di istituzioni internazionali come Commissione europea, Ocse e Fmi. La riforma fiscale decollerà dalla semplificazione, un esercizio «dal complesso al semplice», ha fatto intendere Tremonti. «Abbiamo scoperto che esistono 242 regimi di esenzione e agevolazione – ha esclamato -. È l’eccezione che diventa la regola: ha ancora senso?», si è domandato. Il piano per lo sviluppo, per ora in cinque punti, dovrà essere nel complesso «discutibile e approvabile in Europa», perchè dall’anno prossimo scatterà la sessione di bilancio europea con una «colossale devoluzione di potere» dagli stati nazionali a Bruxelles. Il parlamento nei singoli stati vota la politica di bilancio e di sviluppo, ha scandito all’Aspen ieri stesso il ministro, ma «il software, il paradigma è stato fatto prima in Europa». Sulla finanziaria, approvata con un consiglio dei ministri-lampo, Tremonti ha confermato il rigore: «L’abbiamo approvata in un tempo rapidissimo, con la giusta discussione, e all’unanimità e il governo ha già proposto l’ipotesi di porre la questione di fiducia». Il ministro ha ammesso che diversi colleghi hanno avanzato sollecitazioni per ottenere maggiori risorse, ma non è stato possibile soddisfare ogni esigenza perché il rispetto della stabilità dei conti non lo consente. «Eventuali aggiustamenti di alcune voci che riterremo meritevoli di proroghe o di varianti» troveranno spazio nel decreto di fine anno, ha promesso Tremonti. Al primo posto, ha ribadito in conferenza stampa, c’é l’università per la quale «faremo il massimo sforzo possibile come per gli ammortizzatori sociali, metteremo quanto più possibile». «Confermo – ha detto – l’impegno al massimo stanziamento possibile per l’università: la finanziaria é finanziaria e la legge ordinamentale é un’altra cosa. Nel decreto di fine anno (il milleproroghe ndr.) ci sarà certamente quello stanziamento». «Massima fiducia in Tremonti, é come Otto Von Bismarck, un cancelliere di ferro», è stato l’elogio ieri del leader della Lega Umberto Bossi.

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