Questo articolo è stato letto 0 volte

Trasporti pubblici privatizzati: in Italia finora solo a Firenze. Una soluzione o un ossimoro?

Della privatizzazione di GTT si parlava da tempo. Ma sulla quota da cedere non ci si era mai spinti oltre il 49%, in modo che il Comune di Torino mantenesse la posizione di socio di maggioranza. Ora qualcosa è cambiato. Per il Sindaco Fassino bisogna ribaltare i ruoli: cedere l’80% della società e mantenere il 20, in modo da attirare più azionisti. E soprattutto, coprire i problemi finanziari del Comune, che cerca di recuperare 80 milioni di euro. In una situazione economicamente difficile come quella in cui versa la maggior parte dei comuni italiani, è possibile pensare di ricorrere ai privati per mandare avanti i trasporti pubblici? 

Per ora le grandi città sembrano voler mantenere saldo il controllo sulle proprie partecipate – ATM a Milano è gestita al 100% dal Comune, così come ATAC a Roma e AMTAB a Bari – o perlomeno tenere per sé la fettà più grande . come Bologna, dove ATC è controllata per il 61% dal Comune e il restante dalla Provincia, o Genova che detiene invece il 59% delle quote ATM, mentre il 41% è di proprietà di un gruppo francese. L’eccezione più evidente sembrerebbe quella di Firenze, andata incontro ad una privatizzazione che ha generato diverse proteste fra i dipendenti e parte dei cittadini; i contrari lamentano un peggioramento sia nelle condizioni di lavoro che nel servizio.
Fu lo stesso sindaco Matteo Renzi a spingere per la vendita della società – che all’epoca era controllata per l’82% dal Comune di Firenze e per il restante 18 da diversi comuni dell’hinterland, alcuni dei quali contrari alla proposta – affermando che la privatizzazione fosse l’unica via per salvare un servizio che il Comune non riusciva più a gestire in modo efficiente.

Trasporti pubblici privatizzati: sono una via percorribile o un ossimoro? Vi segnaliamo una raccolta di punti di vista diversi trovati in rete…

Ugo Arrigo, docente di Scienza delle Finanze all’Università Bicocca  
Quando sono molto indebitati, anche i nobili vendono l’argenteria di famiglia. Aprire alla concorrenza è una verifica di efficienza. Se non si può privatizzare, almeno possiamo mettere in gara diversi gruppi di linee. La metropolitana è diversa dal trasporto di superficie milanese e da quello suburbano. Invece si va nella direzione di grandi aziende regionali di trasporto locali, mastodonti burocratici fuori dalle logiche di mercato». (Leggi l’intervista completa su Il Giornale

La polemica fra Arrigo e Asstra
(Da uno studio effettuato per conto dell’Istituto Bruno Leoni)

La replica di Marcello Panettoni, Presidente di Asstra
La tanto reclamata privatizzazione, è piuttosto uno slogan di maniera, visto che al di là delle affermazioni di principio, di privati non assistiti come il pubblico se ne vedono ben pochi e quei pochi sono stranieri”. Lo studio dell’Istituto Bruno, in cui si afferma che “Il problema principale del settore trasporti è la proprietà pubblica” e che “Una nuova riforma dovrebbe imporre processi di privatizzazione che portino entro una certa data alla riduzione della partecipazione pubblica al di sotto del 50%” mette in rilievo delle innegabili contraddizioni nel sistema di finanziamento del trasporto pubblico locale, tuttavia non ci sembra che le soluzioni proposte per curare questi mali possano essere integralmente accolte, per la circostanza che in Italia il trasporto pubblico locale assolve prima di tutto una funzione sociale, invero troppo accentuata, e poi perché si introdurrebbero degli elementi in controtendenza rispetto alla necessità di un approccio di tipo industriale. Il vero problema – è che nel nostro settore più che in altri manca una reale programmazione, uno studio costante dei flussi di mobilità e dei cambiamenti che intervengono nel tessuto sociale ed urbano e, soprattutto, manca una cultura del trasporto pubblico”.

Fabio Dovana, Presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta ad Eco dalle Città:
“Guardiamo con molta attenzione e preoccupazione la cessione a privati delle quote di maggioranza di GTT annunciata dal Comune di Torino. Come abbiamo già avuto modo di dire al Sindaco Fassino nella lettera che gli abbiamo scritto a luglio scorso, non condividiamo l’idea che per ripianare i debiti si possano svendere dei servizi essenziali di una metropoli europea, servizi da sempre orgoglio di ogni sindaco: l’igiene urbana, la mobilità, l’energia ed i servizi idrici. In un momento di crisi economica come quello che stiamo vivendo è ancora più necessario e strategico per la Città disporre di un servizio di trasporto pubblico efficiente e che garantisca a tutti il servizio, anche in quelle tratte e su quelle linee per cui non c’è un ritorno economico positivo. La grave situazione d’inquinamento atmosferico in cui versa la città di Torino spinge poi a impegnarsi ulteriormente per il rafforzamento del servizio di trasporto pubblico. Crediamo inoltre sia possibile e doveroso risolvere le attuali inefficienze aziendali di GTT tramite un’azione di risanamento possibile anche in mano pubblica. Mantenere la maggioranza delle quote vuol dire avere maggior controllo sul servizio offerto ai cittadini. Abbiamo oggi le stesse preoccupazioni espresse tempo fa sulla privatizzazione dell’inceneritore di Torino: in caso di cessione ai privati delle quote di maggioranza, le preoccupazioni sulla gestione del servizio e sul controllo sarebbero maggiori”.

La preoccupazione delle associazioni dei consumatori a Eco dalle Città:
“Sì a un socio privato, ma la maggioranza deve rimanere in mano pubblica”, sostiene Giovanni Dei Giudici, presidente di Federconsumatori Piemonte. “Dal momento che si tratta di un servizio universale, siamo convinti che il controllo dovrebbe rimanere pubblico. Con un privato al comando potrebbero aumentare i costi dei biglietti, abbiamo già vissuto l’esperienza col settore autostradale”. 
Critico anche Nicolas Russello, referente regionale di Altroconsumo: “Il Comune deve porre come condizione prioritaria nella vendita di mantenere la qualità del servizio. Siamo preoccupati perché le esperienze passate sono negative, si veda il caso dell’aeroporto di Caselle. Nonché ci interessa che i posti di lavoro siano salvaguardati, e che la vendita a un privato non sia la scusa per tagliare dei posti”.
“L’obiettivo – è chiaro – è quello di fare cassa”, aggiunge Maurizio Cardona, presidente di Assoutenti Piemonte. “C’è il rischio di svendere un patrimonio collettivo; abbiamo dei dubbi che il servizio possa migliorare, e siamo preoccupati che ci possa essere un aumento dei costi per gli utenti”.

Pietro Spirito, Esperto Economia dei trasporti
“Avviare un processo di deciso miglioramento nella efficienza dei processi di produzione industriale delle aziende di trasporto locale è inderogabile ed urgente”
Nel corso dell’ultimo quindicennio, il settore del trasporto pubblico locale in Italia si è incamminato su un sentiero di trasformazioni istituzionali. A rileggere oggi questa storia di tanti contraddittori provvedimenti legislativi, ora indirizzati verso la liberalizzazione ora orgogliosamente a difesa dell’assetto monopolistico, si è trattata di una faticosa corsa a passo di marcia su un immobile tapis roulant. Come spesso accade in Italia, “bisogna che tutto cambi, affinchè tutto resti immobile“, secondo la sempre tristemente attuale affermazione del Principe di Salina ne Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Mentre accademici, politici e manager si accapigliavano, senza cavarne un ragno dal buco, sui profili giuridici della riorganizzazione del mercato del trasporto pubblico locale, sulla inderogabilità o sulla inutilità di attivare meccanismi concorrenziali per la scelta dei gestori, poco o nulla è accaduto, nè sul fronte della efficienza gestionale delle aziende, che restano largamente al di sotto degli standard europei, nè sul profilo della sostenibilità economica del mercato, incapace di generare le risorse necessarie a finanziarie gli investimenti di manutenzione straordinaria ed ammodernamento delle flotte e delle infrastrutture. E così, “Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur“, mentre si continuava a chiacchierare, il tessuto industriale del trasporto pubblico locale si è andato progressivamente logorando.
I gestori, rimasti intanto monopolisti del servizio, sono sempre più diventati monopolisti a perdere, con rilevanti squilibri economico-finanziari, spesso con la necessità di continue ricapitalizzazioni da parte dell’azionista pubblico. Con la recente crisi, e con la conseguente stretta sulla finanza pubblica, degli enti territoriali in particolare, i nodi sono venuti al pettine, ma si è ancora fatto finta di nulla. (Leggi l’intervento completo su Huffington Post)

Trasporto Bene Comune
“Un trasporto pubblico locale non inquinante e garantito a tutte/i è un fattore determinante per la vivibilità della città e costituisce, di conseguenza, un bene comune: perciò è nell’ambito pubblico che devono rimanere gli strumenti che vi si riferiscono. Dire no alla privatizzazione è una questione che riguarda tutta la cittadinanza perché, come ci insegnano le esperienze in Italia e all’estero, la qualità del servizio non può essere garantita da un privato che deve trarre profitto dalla gestione di quel servizio; per farlo dovrà risparmiare sui costi del lavoro, dovrà tagliare le linee meno redditizie anche se socialmente utili e dovrà infine aumentare il costo del biglietto”.

(Fonte: Eco dalle città)

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>