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Trasparenza sospesa sugli appalti

ROMA – La tracciabilità finanziaria negli appalti pubblici sarà sospesa per sei mesi. Ma solo per i vecchi contratti, quelli firmati prima del 7 settembre, data di arrivo della legge antimafia che ha messo sotto controllo tutti i flussi di denaro legati alle commesse pubbliche. Ieri nel corso di una riunione tecnica che si è svolta a Palazzo Chigi si è finalmente trovato l’accordo sulle modifiche da apportare alle legge 136/2010: modifiche che saranno formalizzate in un decreto legge, da portare al Consiglio dei ministri per il via libera finale venerdì. Al primo punto della bozza – modificata ieri per l’ennesima volta – ci sarà, infatti, la sospensione per sei mesi (che scatteranno dal 7 settembre) di tutti gli obblighi di pagare fatture e stipendi legati ad appalti di lavori, servizi e forniture con bonifico. Una sospensione tout court, non più condizionata al varo di nuovi provvedimenti: ieri i tecnici infatti hanno deciso di eliminare il regolamento attuativo che avrebbe dovuto dettare istruzioni per adeguare i vecchi contratti, da varare durante la sospensione. Di fatto il regolamento è ormai superfluo per il peso che sta assumendo via via il decreto legge: non più solo un provvedimento tampone per sospendere la tracciabilità, ma una vera e propria guida, con le indicazioni più urgenti per cominciare ad applicare la tracciabilità anche ai nuovi contratti, quelli firmati dopo il 7 settembre per il quale la sospensione non vale. Le istruzioni ricalcano in gran parte le indicazioni che l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici aveva già preparato. L’Autorità incassa così una doppia vittoria. Da un lato, infatti, l’Autorità ottiene il riconoscimento della piena retroattività della legge, sostenuta fin dall’inizio in contrasto con il ministero dell’Interno che aveva invece sposato la tesi opposta. Dall’altro l’Authority del neopresidente, Giuseppe Brienza, vede trasformarsi in legge le proprie istruzioni, preparate in gran fretta prima del 7 settembre ma sospese in attesa proprio del decreto. Sembra, ad esempio, certo che il decreto ammetterà altri mezzi di pagamento oltre al bonifico: tra questi gli assegni e le ricevute bancarie o meglio, come si legge nella bozza, tutti gli «strumenti di pagamento idonei a consentire la piena tracciabilità delle operazioni». Al tempo stesso il decreto chiarirà il concetto di conto corrente dedicato: non un conto corrente specifico attivato per ogni appalto, ma semplicemente uno strumento segnalato alla stazione apapltante su cui si potrà appoggiare più di un appalto. Il vertice di ieri tra i tecnici di Infrastrutture, Viminale, Economia, Giustizia e Palazzo Chigi, al quale ha partecipato anche Brienza, è stato preceduto da una fitta rete di contatti anche politici: sul ministro dell’Interno, Roberto Maroni, padre della legge, hanno fatto pressing anche il collega Altero Matteoli e – sembra – lo stesso presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Maroni dal canto suo ha sempre dubitato dell’opportunità, sia politica che istituzionale, di sospendere la legge votata all’unanimità dal Parlamento, a pochi giorni dal via. Ma sul via libera che è arrivato ieri al decreto legge deve aver pesato anche il rischio di paralisi dei pagamenti in questo settore vitale per l’economia, segnalato sia dalle aziende fornitrici che in più riprese dalla stessa Autorità di vigilanza.

In sintesi
Applicazione Immediata per i contratti firmati dopo il 7 settembre, sospesa per sei mesi per i vecchi
Pagamenti Ammessi anche Rid, Riba, assegni e ogni altro strumento tracciabile oltre al bonifico
Conto corrente Lo stesso conto corrente potrà «servire» per più di un appalto
Cup Nei contratti per i quali non è obbligatorio il Codice unico di progetto potrà essere utilizzato il codice identificativo gara (Cig)

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