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Torna il sovracanone Tav Ai cantieri cinque miliardi

Ritorna il sovracanone per l’esercizio dei treni ad Alta velocità, che colpirà i Frecciarossa di Trenitalia e soprattutto i treni Italo dei privati di Ntv (Montezemolo-Della Valle), per finanziare il servizio universale ferroviario, cioè i treni effettuati in perdita dalle Fs e attualmente non coperti da sovvenzioni pubbliche. Nelle bozze della manovra discusse in Consiglio dei ministri si riaffaccia così la norma che aveva fatto capolino un mese fa nel dibattito parlamentare sul decreto sviluppo e prima ancora, nel maggio 2009, era stata inserita sotto forma di emendamento al disegno di legge per lo sviluppo di allora. In quei due casi, il Governo aveva poi deciso di stralciare la misura, rinviando a una disciplina più organica. La proposta di un fondo per il servizio universale sovvenzionato dalle imprese che fanno Alta velocità era stata originariamente avanzata dall’amministratore delegato delle Fs, Mauro Moretti, che ha più volte minacciato di chiudere altrimenti i 150 treni non pagati dallo Stato che hanno poco traffico per tenersi economicamente in vita. Ferrovie favorevoli al fondo, Ntv contraria senza gare. Chiara la posizione espressa in passato dall’amministratore delegato di Ntv, Giuseppe Sciarrone, secondo cui un sovracanone di questo genere si giustificherebbe a due condizioni: che non colpisca le imprese nella fase di avviamento e che finanzi servizi universali da mettere in gara. Solo la prima condizione sembra recepita dal decreto dove si dice che il sovracanone non deve «compromettere la redditività economica del servizio di trasporto su rotaia». Moretti ha più volte risposto in passato con l’argomento del «cherry picking» («sarebbe giusto mettere a gara sia le patate che le ciliegie, mentre ci sono operatori privati che arrivano e prendono solo le migliori ciliegie»). Il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, che aveva ripresentato l’emendamento un mese fa alla Camera, ha detto dieci giorni fa che, dopo due anni di dibattito, una soluzione al tema del servizio universale sarebbe stata trovata e che quella norma sarebbe stata riproposta corretta. Si capirà entro lunedì, giorno della pubblicazione in Gazzetta ufficiale, se la norma stavolta resisterà. Il rafforzamento del regolatore ferroviario. In aggiunta alle disposizioni sull’extrapedaggio e sul fondo per il servizio universale, la manovra contiene anche un rafforzamento dei poteri dell’ufficio di regolazione del settore ferroviario, oggi molto debole e collocato alle dipendenze del ministero delle Infrastrutture. L’ufficio resterà al ministero, ma sarà «dotato di autonomia organizzativa e contabile», sia pure «nei limiti delle risorse economico-finanziarie assegnate». A capo dell’ufficio sarà «preposto un soggetto scelto tra persone dotate di indiscusse moralità e indipendenza, alta e riconosciuta professionalità e competenza nel settore dei servizi ferroviari, nominato con decreto del Presidente del Consiglio, su proposta del Ministro delle Infrastrutture». La ricetta per il rilancio delle infrastrutture. Nella manovra resta anche la robusta ricetta per il rilancio delle infrastrutture. Si comporrà di tre ingredienti, anticipati ieri dal Sole 24 Ore: una dote di 4.930 milioni, tutti impegnabili dal 2012, per rimpinguare il fondo infrastrutture; una formidabile operazione dell’ordine dei 4-5 miliardi di pulizia e rimessa in circolo di somme destinate fino al 2009 alle grandi opere della legge obiettivo e non ancora impegnate; una storicariorganizzazione del-l’Anas che è anche una prima riforma del controllo sulle concessioni autostradali in Italia, con la nascita della nuova Agenzia delle strade, organo di vigilanza e di controllo, ma anche di programmazione delle nuove arterie. Le misure confermano in termini quasi clamorosi quanto si era cominciato a intravedere da qualche tempo con documenti, tavoli, riunioni e direttive: il ministro dell’Economia ha cominciato a giocare seriamente sul campo dei lavori pubblici e considera effettivamente questo settore uno di quelli che possono portare a un irrobustimento della crescita in Italia. Niente penalizzazioni, niente tagli, quest’anno, almeno stando alle stesure della manovra disponibili ieri sera, con il Consiglio dei ministri in corso. Una ricarica di risorse, l’operazione di pulizia dei residui passi e l’addio all’Anas come la conosciamo finora. I fondi promessi per il trasporto pubblico locale. Per il trasporto locale dovrebbero arrivare 314 milioni che però non costituiscono nuovo afflusso di risorse, in quanto vanno a coprire parte dei 400 milioni che, secondo l’accordo del 10 dicembre con il Governo, si sarebbero dovuti coprire con fondi Fesr in dotazione al ministero del Lavoro.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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