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Testamento biologico: uno ogni settimana

TRENTO – Evocato come facile soluzione a un problema profondo o combattuto e ostracizzato, quasi fosse un troppo facile lasciapassare verso la morte. Il dibattito sul testamento biologico fatica a uscire dalle secche delle prese di posizioni ideologiche. Eppure il tema esiste: in Italia, dove non c’è alcuna normativa che lo preveda ma un disegno di legge fermo da un anno alla XII commissione della Camera, e in Trentino: in provincia la Socrem ha introdotto per prima la possibilità di depositare presso la sua struttura un testamento biologico. In sei mesi 25 trentini lo hanno già fatto. E il Comitato dei laici trentini ha messo a disposizione un modello di testamento on line: dal sito web in poco più di un anno ne sono stati scaricati 300. I nodi. Difficile dare alla questione una risposta giuridica e politica equilibrata. Sale alla ribalta nei momenti di maggiore enfasi mediatica: il caso Englaro lo insegna. Eluana è morta più di un anno e mezzo fa. Dopo il suo decesso da più parti si auspicò una soluzione legislativa urgente al problema: il prodotto fu il disegno di legge Calabrò, che introduce un registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento ma mette molti paletti, fra cui il divieto dell’eutanasia e del suicidio assistito. In Trentino. Si tratterebbe comunque di un passo indietro secondo chi ha a cuore una materia difficilissima da disciplinare, dove l’etica si mischia alla giurisprudenza. Fra questi l’avvocato Alexander Schuster del Comitato laici trentini. «Abbiamo messo a disposizione un modello di testamento biologico on line. In un anno sono stati scaricati circa 300 modelli ». Quasi uno al giorno: non significa che tutti siano stati compilati, ma è comunque la cartina al tornasole della crescente sensibilità verso il tema. Il documento, non esistendo una normativa nazionale in materia, non avrebbe riconoscimento giuridico: «Non è riconosciuto come atto giuridico tipico ? spiega Schuster? però se esiste un testamento biologico il medico ne tiene conto». L’articolo 32 della Costituzione italiana stabilisce infatti che «nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge». L’associazione non si è tuttavia fatta fiduciaria per la raccolta delle volontà. «Sosteniamo che i Comuni dovrebbero dotarsi di un registro, a cui possa avere rapidamente accesso solo il personale medico in caso di bisogno. Altrimenti il sistema rischia di essere dispersivo». Chi invece oltre a distribuire il modello riveste anche il ruolo di fiduciario è la Socrem, l’associazione trentina per la cremazione. Un servizio offerto da poco più di sei mesi a cui già 25 cittadini trentini hanno aderito, depositando le proprie volontà. Praticamente uno alla settimana. Nel modello si chiede di non mettere in atto trattamenti di sostegno vitale (come la rianimazione cardiopolmonare, la ventilazione assistita, la dialisi, le trasfusioni) se il risultato fosse, a giudizio di due medici di cui uno specialista, «il prolungamento del morire, il mantenimento di uno stato di incoscienza permanente o di demenza oppure la totale paralisi con incapacità a comunicare ». Simili, anche se più asciutte, le richieste del modello dei laici. C’è poi spazio per le disposizioni particolari: fra cui il consenso o meno all’assistenza religiosa, alla donazione degli organi, l’utilizzo del corpo a fini di ricerca, la cremazione. Il tema è complesso: « La tecnologia porta la fine della vita sempre più in là. A questo si aggiunga un’altra considerazione: in Trentino esistono, grazie anche alle risorse che abbiamo, diverse strutture per accogliere le persone disabili o i malati terminali. Ma non si pone mai il problema di fino a dove ci si possa spingere con i trattamenti». Il primo registro. L’unico Comune che in Trentino si è dotato, proprio un paio di settimane fa, di un registro per il testamento biologico è quello di Mezzolombardo. Anche in questo caso non sono mancate le polemiche: le minoranze hanno abbandonato l’aula e qualche giorno fa è arrivata un’interrogazione sulla scrivania del presidente del consiglio provinciale Giovanni Kessler. Secondo Rodolfo Borga e i consiglieri del Pdl il registro «è privo di qualsivoglia effetto giuridico» e la Provincia dovrebbe farlo presente alle amministrazioni comunali.

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