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Tasi: detrazioni «prioritarie» ma a decidere sarà il Comune

Oggi il Governo farà il punto sulla Tasi e dal confronto, prima con la maggioranza e poi, se tutto pronto, con i Comuni, definirà le modifiche da apportare alla nuova tassazione sulla casa nella versione Iuc introdotta con la legge di stabilità. E come sempre quando si affrontano le tasse sul mattone il puzzle da comporre è particolarmente complesso.

Da una parte ci sono i comuni che chiedono maggiori risorse dalla tassazione immobiliare e in particolare dalla nuova Tasi. Già prima della pausa natalizia, all’indomani del via libera alla legge di stabilità, l’Anci aveva presentato il conto al Governo rivendicando un maggior gettito dalla tassa sui servizi indivisibili per almeno 1,5 miliardi.

Dall’altra ci sono i delicati equilibri interni della maggioranza: il Nuovo centrodestra che non vuole parlare di aumenti della tassazione e pone più di un paletto soprattutto sull’aumento del tetto massimo del 10,6 mille da applicare agli immobili diversi dall’abitazione principale; Scelta civica, invece, vuole un decreto ad hoc e con il suo responsabile fiscale, Enrico Zanetti, chiede di evitare la possibilità di un pagamento a macchia di leopardo, ovvero prevedere «il versamento alle medesime scadenze, invece di dare mano libera ai Comuni di fare ognuno per sé».

Altra casella del puzzle è quella di Confedilizia che chiede al Governo di evitare un aumento della pressione fiscale sulla casa che, comprensiva della nuova tassa sui rifiuti (Tari), con un aumento delle aliquote Tasi oscillerebbe tra 38 e 42 miliardi di euro complessivi.

A tirare le fila è l’Economia con un obiettivo ben preciso, almeno secondo quanto precisa il sottosegretario Pier Paolo Baretta: «Ogni intervento sulla service tax dovrà mantenere inalterata la natura federalista della nuova imposta». In questo senso le modifiche che si vorrebbero apportare vanno nella direzione di concedere la possibilità ai Comuni di innalzare l’aliquota di base della Tasi dello 0,5 o al massimo dell’1 per mille portando così l’aliquota per il 2014 dal 2,5 al 3 o al 3,5 per mille. Una sorta di addizionale che consenta ai sindaci di elevare l’aliquota massima da applicare all’abitazione principale per destinare le maggiori risorse, spiega ancora Baretta, «prioritariamente» all’aumento delle detrazioni «sulle famiglie o sui soggetti a basso reddito e meno abbienti».

Al centro degli incontri di oggi ci saranno anche altri due temi delicati: la definizione del calendario per il primo versamento della Tasi, oggi affidato ai Comuni e non più come inizialmente previsto dalla stabilità al 16 gennaio; il veicolo da utilizzare per le modifiche da apportare. Un emendamento al Dl Imu-Bankitalia, che riprende ora il suo cammino in Aula al Senato, oppure la messa a punto di un nuovo decreto sulla casa. L’emendamento resta comunque la «via più breve» e a quella cui sta lavorando lo stesso Baretta. Sulla data di versamento della prima rata Tasi occorre ricordare che la legge di stabilità entrata in vigore concede ai Comuni la possibilità di fissare il numero e le scadenze del pagamento del tributo, lasciando di norma alemno due rate semestrali. Fermo restando che la stessa legge di stabilità tiene comunque ferma per i contribuenti la possibilità di pagare tutto entro il 16 giugno in unica soluzione. Nessun appuntamento in vista per il 16 gennaio, dunque, mentre resta sempre più certo il versamento entro il 24 gennaio prossimo della mini-Imu.

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