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Tagli ridotti agli enti locali

Nel maxiemendamento del Governo alla finanziaria potrebbe entrare una riduzione del taglio alle regioni e agli enti locali. Questa possibilità è stata ventilata dal Ministro dell’economia, Giulio Tremonti, secondo quanto riferiscono i partecipanti alla riunione che si è tenuta a Montecitorio tra il Ministro e i gruppi di maggioranza, in particolare dal capogruppo Fli Italo Bocchino.
La riduzione del taglio dovrebbe derivare da un allentamento del Patto di stabilità interno: “Si lavora ad un ipotesi di questo tipo”, ha affermato il capogruppo della Lega alla Camera, Marco Reguzzoni, uscendo dall’incontro.
La riunione di maggioranza sulla finanziaria è andata bene, ma restano da trovare 2 miliardi di euro di copertura per l’anticipo delle misure che sarebbero dovute entrare nel decreto sviluppo.Sono emerse “esigenze per 7 miliardi e allo stato ci sono 5 miliardi di copertura”, avrebbe spiegato il Ministro dell’economia Giulio Tremonti, a quanto riferito dal capogruppo pidiellino Fabrizio Cicchitto. Confermato che nel maxiemendamento che il governo dovrebbe presentare oggi entreranno i fondi per università (1 miliardo), ammortizzatori sociali (1,5 miliardi) e missioni all’estero (800 milioni per sei mesi). Per quanto riguarda la copertura, 2,5 miliardi dovrebbero arrivare dalla vendita all’asta delle frequenze diventate disponibili con il passaggio al digitale terrestre. Un altro miliardo e mezzo dovrebbe arrivare da un fondo della presidenza del consiglio mentre un miliardo è atteso dal settore dei giochi.
“È andata bene – ha detto in particolare Cicchitto – il Ministro Tremonti ci ha esposto il quadro di riferimento che è molto stretto dal punto di vista finanziario. Ci sono esigenze minime per 7 miliardi di euro e allo stato una copertura di 5 miliardi di euro. Bisogna lavorare ancora” per raggiungere i 7 miliardi. “Ora i gruppi faranno avere le loro osservazioni e il governo presenterà il maxiemendamento”, ha poi aggiunto il presidente dei deputati del Pdl. Il compito di raccogliere le indicazioni dei partiti della maggioranza è stato affidato al relatore del d.d.l. stabilità Marco Milanese. Restano dunque 2 miliardi di coperture da trovare, a meno di sacrificare qualche intervento o di ridurre i fondi per tutti quelli in programma. Dall’Mpa però è già arrivato un aut-aut al governo: “I fondi Fas non si toccano”, hanno chiarito il capogruppo Carmelo Lo Monte e Roberto Commercio pronti, hanno assicurato, anche a far cadere il governo su questo. E c’è l’incognita degli aiuti al Veneto. “Si stanno ancora facendo le stime danni”, ha ricordato il relatore del d.d.l. bilancio Marco Marsilio. Quanto all’ipotesi che gli interventi entrino nel maxiemendamento, “stanno verificando”, si è limitato a dire il Ministro per la semplificazione Roberto Calderoli. Non è detto dunque che i fondi siano previsti nel d.d.l. stabilità.
Ottimista sul cammino del d.d.l. è parso il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri. “Ci sono tutte le condizioni per approvare la legge di stabilità”, ha assicurato, “l’obiettivo è garantire la stabilità dei conti pubblici e tempi certi alla manovra”. Sulla stessa linea la Lega. All’incontro hanno partecipato anche i deputati Chiara Moroni e Benedetto Della Vedova.
Intanto federalismo e disegno di legge stabilità saranno al centro della XXVII Assemblea nazionale dell’Anci, che si terrà a Padova da oggi al 13 novembre. I comuni chiedono al Governo di modificare il Patto di stabilità interno che “rischia di strangolarli” e i sindaci, “alle prese con tagli insostenibili che potrebbero ridurre i servizi offerti ai cittadini”, si domandano se “ce la faranno ad arrivare al federalismo”. Intanto hanno congelato il proprio parere sul decreto legislativo relativo al federalismo municipale. L’Anci ricorda che il comparto dei comuni si presenta da anni come settore più virtuoso della pubblica amministrazione, considerati i tagli delle ultime manovre e la mancata restituzione da parte dello Stato di 350 milioni per l’abolizione Ici. Sarà presente all’Assemblea il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

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