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«Tagli ai Comuni non più sopportabili»

ROMA – «Tutti siamo consapevoli che occorre abbattere il debito pubblico e ridurlo in tempi rapidi, ma c’è modo e modo. Negli ultimi 10 anni la maggior parte dei tagli sono stati fatti a carico di Comuni ed Enti locali. Ebbene, siamo giunti al limite. Con ulteriori tagli non siamo in grado di garantire i servizi essenziali». Il neo-sindaco democratico di Torino Piero Fassino respinge al mittente una manovra che prevede tagli per Comuni ed Enti locali superiori ai 9 miliardi di euro. «Una componente di riduzioni insostenibile – avverte -. Va rivisto il Patto di stabilità interno: occorrono parametri diversi di valutazione per quanto riguarda le spese per investimenti». Ma gli sconti ai Comuni “virtuosi” non sono una novità positiva? Potrebbero far ripartire gli investimenti. Dopo dieci anni di tagli a senso unico di Enti “virtuosi” non ce ne sono più. Di sicuro non ce ne sono più tra i Comuni al di sopra dei 30mila abitanti. Si parla di Comuni medi e piccoli, le grandi città non rientrano nella categoria: si è tagliato troppo negli ultimi anni. Insomma, bisogna scorporare dal Patto di stabilità interno gli investimenti? E che cos’altro? Il Patto di stabilità va rivisto in almeno tre punti. Intanto bisogna distinguere e valutare diversamente l’indebitamento da investimento e quello da spesa corrente. Poi non si può continuare ad accettare che i Comuni si facciano carico di oneri tipicamente statali: se un Comune deve costruire una caserma dei carabinieri o una scuola superiore la può anche costruire, ma almeno le spese non vengano computate nel Patto. Infine, ed è il terzo punto, bisogna considerare la specificità dei grandi eventi di valore nazionale. Il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia per Torino o l’Expo 2015 per Milano sono eventi che non possono essere ridotti a fatti locali. In queste occasioni la città si fa vetrina nazionale, e dunque le spese per gli eventi devono anch’esse essere valutate diversamente ai fini del Patto. Va poi del tutto escluso – come sembrerebbe dal testo della manovra su cui si ragiona in queste ore ? l’obbligo per i Comuni di consolidare il debito delle società partecipate sottoponendolo ai vincoli del Patto. In questo caso le grandi città possono consegnare direttamente le chiavi a Tremonti. Una parola sulla Tav Torino-Lione. La mia posizione sulla Tav è chiara, e non da ora: non si tratta di una ferrovia locale ma del corridoio paneuropeo numero 5, corridoio su cui l’Europa costruisce la sua modernizzazione. La Tav si deve fare. Il nuovo tracciato messo a punto dall’osservatorio per la Tav diretto dall’architetto Mario Virano raccoglie molte delle richieste che sono venute dalla comunità della Val di Susa risolvendo l’80% dei problemi di impatto ambientale: i lavori saranno concentrati in alta valle e in galleria, mentre in superficie non ci saranno cantieri. La Tav, ripeto, va fatta. Piuttosto non vanno ridotte, come sembra essere intenzione del Governo, le compensazioni per il riassetto idrogeologico della Valle. Questo sì che sarebbe un errore. Uno sguardo a Roma. La vittoria dei sindaci e dei referendum da una parte e le divisioni a sinistra dall’altra. Non è che il centro-sinistra alla fine vince le elezioni ma non sa come gestire la vittoria? Bisogna liberarsi dalla tentazione di proiettare il passato nel futuro: oggi ci sono quattro partiti che formano il centro-sinistra potenziale (Pd, Idv, Sel e Terzo Polo) mentre ai tempi dell’Unione ce ne erano 14. Tutti abbiamo fatto tesoro di quell’esperienza. E il voto dimostra che gli italiani si fidano più di noi che del centro-destra.

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