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Sulle graduatorie tutto da rifare

MILANO – Sulle graduatorie degli insegnanti si torna al punto di partenza, fissato dalla sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittimo l’inserimento in coda di chi chiede di essere iscritto in una provincia diversa da quella «originaria». Tra le vittime della riscrittura del maxiemendamento al milleproroghe entra anche il «correttivo» (prima firma il senatore leghista Mario Pittoni) che non solo provava a congelare fino al 31 agosto 2012 le graduatorie costruite con il meccanismo bocciato dai giudici delle leggi, ma chiedeva anche di riservare le supplenze brevi a chi si trova nelle graduatorie «della provincia in cui ha sede l’istituzione scolastica richiesta». Niente da fare: l’innalzamento delle barriere territoriali fra le cattedre non regge il riesame del testo, e la nuova disciplina rimane tutta da riscrivere. Il problema ha origini antiche, e nasce dalla disciplina che nel 2007 (governo Prodi) aveva regolato le graduatorie a esaurimento, prevedendo che chi cambiava provincia venisse inserito in coda, cioè senza calcolare il punteggio già maturato nel-l’elenco di origine. La previsione ha generato un’ondata di contenzioso, in cui circa 15mila precari della scuola hanno chiesto al Tar di bocciare l’azzeramento dei punti riservato a chi si spostava. Il Tar Lazio ha dato ragione ai ricorrenti, ma il governo (questa volta guidato da Berlusconi) ha cercato di blindare per legge l’inserimento in coda (articolo 1, comma 4-ter del Dl 134/2009): secondo le nuove regole, gli inserimenti avrebbero dovuto seguire il sistema delle code nel 2009/2011, per poi passare al meccanismo «a pettine» (cioè tenendo conto dei punteggi maturati) nel biennio successivo. Il doppio binario è stato giudicato irragionevole dalla Consulta, che ha cancellato tutta la norma. Di fatto, dunque, la legge ora non prevede nessuna possibilità di spostamento da una graduatoria provinciale all’altra, perché l’illegittimità dichiarata dalla Consulta ha riportato le lancette alla Finanziaria 2007. La lettura, però, non è così semplice, perché nel frattempo il Tar ha appunto dato ragione a chi chiedeva di essere inserito «a pettine», con una pronuncia che secondo alcuni (l’Anief, il sindacato che ha promosso le cause) si applica solo ai 15mila ricorrenti, ma secondo altre letture dovrebbe riguardare tutti i 180mila precari che hanno optato per più graduatorie. A complicare il quadro è intervenuta anche la Cassazione, che ha ritenuto la materia di competenza del giudice ordinario e non di quello amministrativo. Prima dell’emendamento Pittoni, al ministero si è lavorato a una soluzione che garantisse le immissioni in ruolo già decise, e prevedesse l’inserimento a pettine per tutti; un’ipotesi che ora riprende quota.

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