Questo articolo è stato letto 0 volte

Stretta sulle ricerche petrolifere

ROMA – Era già una corsa ad ostacoli quella a cui le società petrolifere si dovevano sottoporre per ricavare qualcosa dai giacimenti italiani (abbondanti) di oro nero e gas metano. Emblematico il caso degli immensi bacini dell’Alto Adriatico, frenati dalle polemiche sui veri o presunti problemi legati al fenomeno della subsidenza. Da oggi, complice il disastro del Golfo del Messico che gonfia di nuove paure i già abbondantissimi blocchi amministrativi alle operazioni, ogni attività di estrazione italiana diventa non blindata ma blindatissima. Ieri l’inchiesta in tempo reale del nostro giornale sull’insurrezione provocata dalle 30 richieste di esplorazione formulate dalle società petrolifere per le aree offshore siciliane. Ed ecco, istantaneo, l’annuncio del ministro ( siciliano doc)dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Un «giro di vite all’insegna dell’ambiente » che vale per tutto il territorio e il mare nazionale, annuncia la Prestigiacomo. Su sua proposta il Consiglio dei ministri ha approvato venerdì, nello schema di decreto di riforma del codice ambientale, un articolo che vieta ogni esplorazione e non solo le trivellazioni in tutte le zone all’interno delle aree marine e costiere protette, e per una fascia di mare di 12 miglia attorno al loro perimetro. Ma un divieto solo un po’ meno duro riguarderà l’intera costa nazionale: nessuna attività sarà consentita entro le 5 miglia. E guai ad illudersi per le zone teoricamente “libere”: al di fuori delle aree assolutamente proibite «le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi saranno tutte sottoposte a Valutazione di impatto ambientale». C’era bisogno di tutto ciò? Si tratta ?chiarisce il ministro Prestigiacomo ? di una normativa che fissa paletti prima lacunosi. Tant’è che la nuova disciplina si applica anche ai procedimenti autorizzativi in corso. «Abbiamo inserito norme chiare a difesa del nostro mare e dei nostri gioielli naturalistici ? incalza in una nota la Prestigiacomo ? colmando una opacità legislativa che nel recente passato ha suscitato timori nelle comunità locali». Non sembra però pensarla così Franco Terlizzese, direttore generale risorse minerarie del ministero dello Sviluppo, che proprio ieri è stato sentito dalla Commissione ambiente della Camera sulle regole per il rilascio delle concessioni minerarie. Prima di poter mettere in esercizio un pozzo in Italia è necessario ottenere ? osserva Terlizzese ? almeno 3 diverse valutazioni ambientali favorevoli: alla prospezione, alla perforazione esplorativa, allo sviluppo ed estrazione. E altrettante autorizzazioni alla costruzione e all’esercizio da parte degli organi tecnici. Già oggi «tale procedura da un lato rende estremamente complesso e lungo lo sviluppo di risorse nazionali»: per un’autorizzazione impieghiamo circa il doppio dei tempi medi dei paesi Ocse. Dall’altro però garantisce «un’analisi approfondita ed un’informazione diffusa superiore a quella di qualunque altro paese» afferma Terlizzese. A suonare l’allarme per le nuove richieste di esplorazione in Sicilia, concentrate sulle aree al largo delle isole Egadi e nel canale di Sicilia, era stato un vero “pool” di sindaci (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). Portabandiera era stato il sindaco di Favignana Lucio Antinoro. Proprio nella zona delle Egadi, in direzione Marsala, la zona del vecchio Pozzo “Narciso” già esplorato dall’Eni negli anni 80 è ora oggetto di un progetto di esplorazione (con richiesta già formalizzata) della compagnia internazionale San Leon Energy, già impegnata in Pianura Padana. La prospezione geofisica (comunque non invasiva) sembrava imminente. Il provvedimento varato a Palazzo Chigi mette tutto in discussione. Verso un inevitabile blocco anche per tutte le altre attività similari in tutto il territorio nazionale. Nell’attesa che il nuovo regime delle autorizzazioni venga implementato, codificato, rodato. Con tempi, come è facile immaginare, assai lunghi.

Continua a leggere su: Il Sole 24 Ore

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>