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Street View, Google di nuovo nel mirino dell’Italia

Non è finita per Google, l’Italia ha ancora qualcosa da dire sotto il profilo legale, non bastavano la Germania e la Repubblica Ceca: ora BigG, per ordine del Garante della Privacy italiano, ha l’obbligo di fermare qualsiasi tipo di acquisizione WiFi faccia sulle strade italiane con le sue auto per il servizio Street View.
Che l’Italia stia facendo sul serio non c’è dubbio: lo prova l’invio dell’intera pratica alla magistratura, dove i magistrati dovranno ora valutare quali sono le implicazioni legali per aver svolto una raccolta dati non autorizzata. Il provvedimento segue l’accertamento di liceità e rispondenza alle normative sul trattamento dei dati, protocollato lo scorso mese di maggio e notificato a Google.
Google non ha mai negato di aver svolto questa attività, pur ribadendo – e per voce del number one – che si è trattato di un errore e pur sottolineando che, vista l’estrema granularità dei dati raccolti, mai si sarebbe potuto farne impiego per trarne dati personali: ciò nonostante tali dati sono sempre là, memorizzati nei juke box di Google, negli USA.
Il garante italiano, però, non è convinto. L’attività di raccolta è andata avanti per tempo memorabile, si è protratta nel tempo molto a lungo e ciò basta a fargli ritenere che l’attività sia stata svolta in violazione di alcune norme di carattere penale e, comunque, del codice della privacy.
Non sarà molto semplice dimostrare che si tratti – come pare voglia affermare il garante – di intercettazione fraudolenta e non autorizzata (art. 617), ciò non toglie che l’altolà c’è e ora Google, che in una nota si è confermato disponibile a fornire qualunque indicazione utile per le indagini, dovrà fermarsi. Almeno per ora.

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