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“Strade, ancora 50 milioni di euro per appalti senza nessuna gara”

Dieci ordinanze da cinque milioni di euro l’una per lavori di manutenzione stradale firmati dal sindaco Gianni Alemanno nelle vesti di commissario per l’emer-genza Mobilità. Cinquanta milioni in appalti in affidamento diretto, che si sommano ai quaranta di cui Repubblica aveva già scritto il 7 luglio scorso. «Era già successo nel 2009 e sempre per quella cifra complessiva» dice Massimiliano Valeriani, presidente della commissione comunale Controllo e Trasparenza, che ha presentato un’interrogazione urgente al sindaco «per sapere – è scritto nel documento – se una città come la nostra può continuare a essere la Capitale delle trattative private». Rispetto a quei quaranta milioni, con appalti da un milione l’uno, il sistema scelto stavolta è diverso. Le dieci ordinanze hanno accoppiato i municipi a gruppi di due – il I con il II, il III con il IV e così via – con l’eccezione di Ostia che da sola vale il doppio delle altre ex circoscrizioni. «E il XIII – dice Valeriani – non è neanche il municipio più esteso della città». I presidenti dovranno comunque concordare con il Campidoglio dove investire questi fondi: per ora è questo il dopo-Romeo, l’emergenza strade determinata anche dall’annullamento del maxi appalto da 580 milioni di euro. Le dieci ordinanze sono provvedimenti fotocopia, controfirmati dall’assessore ai Lavori pubblici Fabrizio Ghera, attuati in deroga alla legge che prevede un limite di 500 mila euro per i lavori a ad affidamento diretto. Questo rientra nei poteri del commissario, anche se le stesse ordinanze parlano di «manutenzione ordinaria». Nei provvedimenti si parla esplicitamente di “procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara, con invito rivolto ad almeno dieci operatori economici idonei”. «Le aziende – dice ancora Valeriani – si devono ribellare a questo meccanismo che mette in crisi i fondamenti del mercato. Chi rappresenta le aziende deve denunciare una situazione non più accettabile: in una fase di crisi, consegnare alla pura discrezionalità la scelta di chi lavora e di chi si ferma significa uccidere il tessuto sano dell’imprenditoria romana con gravi conseguenze anche sull’occupazione». Al di là dell’interrogazione, Valeriani vuole vederci chiaro: nel 2009 presentò un esposto alla Corte dei Conti, e ora sono in corso verifiche per capire quali aziende abbiano vinto gli ultimi lavori finanziati con questi 50. Gli appalti, peraltro, sono già stati assegnati: le ordinanze fotocopia sono state tutte firmate nella medesima data – il 14 maggio – e indicano chiaramente che «la procedura di affidamento dei lavori deve essere conclusa entro il termine di venti giorni» dalla comunicazione dell’ordinanza al dipartimento Sviluppo infrastrutture e manutenzione urbana. Tra il 2007 e il 2009 – secondo i dati dell’Autorità di controllo dei lavori, contratti, servizi e forniture – i lavori appaltati dal Comune con trattativa privati sono schizzati dal 28,4 al 74,9 per cento del totale, da 6 a 89 milioni di euro. Ora quella percentuale è destinata a salire ancora.

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