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Stop all’Irap dal 2014

Tre sole aliquote Irpef (al 20, al 30 e al 40%) e la tassazione delle rendite finanziarie al 20% già dal 2012. Sarebbero queste, secondo quanto si apprende, le ipotesi ora allo studio per la riforma del fisco, che accompagnerà la manovra il cui varo è atteso per giovedì prossimo al Consiglio dei Ministri. L’armonizzazione delle rendite riguarderebbe tutti i prodotti finanziari, ad eccezione dei titoli di Stato, e dovrebbe scattare già dal prossimo anno. Dovrebbe valere circa 1,5 miliardi. Nella delega, dovrebbe poi trovare spazio l’abolizione dell’Irap dal 2014. Nel menù delle misure, anche l’innalzamento di un punto dell’aliquota Iva (aumento che riguarderebbe quelle più alte, 10% e 20%) anche se, secondo le indiscrezioni dell’ultima ora, sembrerebbe perdere quota rispetto all’orientamento iniziale. Questi principi generali della riforma fiscale entreranno nella delega che l’esecutivo varerà giovedì insieme alla manovra economica.

ALIQUOTE E 5 IMPOSTE: dalle attuali cinque aliquote Irpef si dovrebbe arrivare a tre (20%, 30% e 40%), mentre le imposte dovrebbero essere ridotte a cinque (Irpef, Iva, Ires, Irap e Imu). L’esatta definizione di scaglioni e aliquote sarà messa a punto in funzione delle risorse disponibili.

RIORDINO AGEVOLAZIONI FISCALI: gli attuali 476 bonus che costano allo Stato oltre 161 miliardi saranno classificati in base a 11 criteri e la priorità verrà data alle voci lavoro, famiglie e giovani. Nella migliore delle ipotesi lo Stato incasserà 16 miliardi di euro.

SCAMBIO IVA-IRPEF: l’aumento dell’Iva resta tra le ipotesi di copertura per finanziare il taglio dell’Irpef. La soluzione potrebbe essere l’innalzamento all’11% dell’aliquota agevolata del 10% e al 21% di quella ordinaria del 20% oppure si ipotizza di portare al 6% l’aliquota del 4%. Ma non è escluso che si possa decidere di aumentare soltanto l’aliquota più alta.

RENDITE FINANZIARIE: dovrebbe essere introdotta dal 2012 un’aliquota unica per le rendite finanziarie, probabilmente al 20% con l’esclusione dei titoli di Stato. Il regime attuale prevede il prelievo del 12,5% su obbligazioni, titoli di Stato e guadagni di borsa, mentre sui depositi postali si applica il 27%.
BONUS FIGLI: dalla razionalizzazione di bonus e assegni, sul tavolo dei gruppi di lavoro sulla riforma fiscale, potrebbero essere tolti alcuni benefici per rafforzare l’assegno per i figli.

LE REAZIONI
Non mancano tensioni nella maggioranza, non tanto sulla delega fiscale quanto sulla manovra vera e propria, con il corollario di tagli che comporterà. Il sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto, dà voce a che nel Pdl ritiene che “la filosofia di Tremonti è sempre la stessa: ogni volta si taglia un po’, lasciando in piedi le cose inutili e danneggiando quelle utili. Il metodo piu’ banale – aggiunge – basterebbe qualunque ragioniere”. Questa politica economica, continua Crosetto alla vigilia del vertice di maggioranza di domani, “non ci porta da nessuna parte”. “La manovra allo studio del Governo è puramente ‘ragionieristica’ e non è utile alla crescita del Paese”, fa eco il vicepresidente del Fli, Italo Bocchino, mentre anche Fabrizio Cicchitto chiede che siano chiariti i punti della manovra e sottolinea che “nel contesto attuale è indispensabile conoscere, prima di prendere decisioni,la qualità e non sono la quantità della manovra economica”. Secondo Gianfranco Rotondi “Tremonti non è accerchiato e gode della stima e della gratitudine di tutti noi. Gli sconsiglio solo – sottolinea però il Ministro per l’attuazione del programma – di cavalcare l’anticasta, perché è un sentimento che non conosce dosi omeopatiche: o sei Grillo e lo intercetti o sei grillo parlante e ti travolge”. L’opposizione mette in rilievo le divisioni della maggioranza e Pier Luigi Bersani afferma che “il governo non è capace di governare. È inutile – aggiunge il segretario del Pd – che ci chiedano di evitare crisi al buio: è chiaro che il buio sono loro. Non saremmo arrivati a questo punto – osserva Bersani – con la manovra se ci avessero ascoltato ma adesso, sentire addirittura che loro sono la cura mi sembra troppo”. Comunque, ribadisce, il Pd non “accetterà diktat e si batterà contro i tagli al welfare e al lavoro”. La manovra che il governo sta studiando sarà “una gigantesca catastrofe sociale”, aggiunge il leader di Sel, Nichi Vendola. “Si tornerà ad iniettare nelle vene della società italiana ulteriori drastiche medicine fatte di tagli, di perdita di servizi per i cittadini. Attenzione però – conclude – a furia di questo tipo di cure, rischiano di uccidere l’ammalato, rischiano di mettere in ginocchio il nostro Paese per sempre”.

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