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Stop al piano per le scorie nucleari

Il piano Sogin sul deposito dei rifiuti atomici entra in frigorifero. Forse per molti mesi. Il piano è uno dei fondamenti del programma nucleare del governo. Con una corsa pazza, la società italiana del nucleare è riuscita a chiudere per tempo una prima traccia, ma non più un semplice abbozzo bensì uno studio già strutturato, del programma per definire il futuro stoccaggio delle scorie. Nel documento è compresa la mappa dettagliata dei luoghi potenzialmente idonei a costruire un deposito che molti contesteranno, così com’era accaduto – per un progetto simile ma differente – quando tra 2003 e 2004 si sollevarono i cittadini di Scanzano Ionico, sulla costa della Basilicata. Ed è compreso con lo stoccaggio nucleare anche il progetto di una sezione per le scorie a lunga attività ma soprattutto il progetto di un centro ricerche (e parco tecnologico) di dimensioni generose, che con la sua attrattività ha anche il ruolo di inzuccherare una pillola che a molti parrà amarissima. Ma la settimana scorsa il ministro a interim dello Sviluppo economico, cioè il premier Silvio Berlusconi, ha mandato alla Sogin un documento in cui chiede di fermare, per il momento, l’ottimo lavoro già fatto. Motivo dello stop: mancano l’Agenzia per la sicurezza del nucleare, spiega la nota, e deve essere condotta la complessa procedura di valutazione ambientale strategica (Vas). Nel frattempo ieri pomeriggio è ripresa l’assemblea della Sogin, società controllata al 100% dal ministero dell’Economia di Giulio Tremonti ma governata dal punto di vista industriale dallo Sviluppo economico. Va rinnovato il vertice, oggi rappresentato dal commissario Francesco Mazzuca e dal vicecommissario Giuseppe Nucci, il cui incarico scade a fine mese. Mancano ancora molti tasselli, a cominciare dalla figura del ministro dello Sviluppo economico, e quindi resta in sospeso la nomina del nuovo vertice (consiglio d’amministrazione che passa da tre a cinque componenti oppure se continuare con la gestione commissariale). Così l’assemblea della spa resta aperta finché non si troverà una soluzione. La comunicazione del ministro a interim alla Sogin esprime cordiale apprezzamento per l’attività svolta dalla società nella ricerca del luogo idoneo a ospitare il futuro deposito (chiave di volta del programma atomico del governo) e avverte che la scadenza di legge del 23 settembre data alla Sogin per presentare la documentazione va intesa non come termine ultimo: è una scadenza più flessibile, “ordinatoria” e non “perentoria”. Il documento aggiunge che le regole per lo stoccaggio e parco tecnologico dovranno basarsi sulle specifiche ufficalmente adottate dalla futura Agenzia sulla sicurezza nucleare; inoltre la procedura deve poter contare, secondo gli standard Vas, sul dibattito pubblico. Il governo vuole evitare che – per usare la similitudine da muratori – prima si arredino le stanze e poi si costruiscano i muri. La mappa preparata dalla Sogin toglie dalla candidatura tutte le zone troppo abitate, quelle con rischi sismici e geologici, le montagne, le isole e così via. È una mappa basata sui criteri di esclusione, cioè mira non a individuare i luoghi migliori per ospitare il deposito atomico ma al contrario a dire in quali posti l’impianto non va messo. Poi gli enti locali che si troveranno nelle zone idonee potranno discutere con i cittadini e candidarsi in gara per ospitare gli impianti e l’interessante centro ricerche, con una procedura simile alle sperienze estere. La mappa che ne emerge (mappa sottoposta a segreto e non disponibile) dovrebbe comprendere soprattutto il Lazio settentrionale (spicca il Viterbese) e la Toscana meridionale (Grossetano e Senese); le Murge e la fascia tra Puglia e Basilicata. In Piemonte, il Monferrato e la zona appenninica (come la zona delle Bòrmide). Tutta la fascia delle colline emiliane e romagnole e alcune aree della Bassa lombarda tra Cremona e Mantova.

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