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Stabilità, 8-9 miliardi per la ripresa

Subito la manovrina correttiva da 1,6 miliardi per rientrare sotto il tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil. Che potrebbe ricevere il via libera già con il prossimo consiglio dei ministri, precedendo così la legge di stabilità attesa per il 15 ottobre. Tra le ipotesi sul tappeto c’è quella di liberare con la ex Finanziaria una dote per quasi 10 miliardi (tra gli 8 e i 9 miliardi), da utilizzare su 4 versanti: riduzione del cuneo fiscale (alla quale potrebbe essere destinata la metà delle risorse disponibili), service tax, allentamento del patto di stabilità per i Comuni e lavoro. Un elemento è già certo: non ci sarà un recupero dello stop all’aumento dell’Iva in vigore dal 1° ottobre. «Non c’è niente da fare» dice lo stesso ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, durante il voto di fiducia a Palazzo Madama, sgombrando così il campo dagli ultimi dubbi.

Lo stesso presidente del Consiglio, Enrico Letta, del resto, nel suo discorso alle Camere non ha fatto alcun riferimento alla sterilizzazione dell’Iva, citando solo la revisione delle aliquote che scatterà dal 2014, così come alla definitiva cancellazione della rata Imu di dicembre.

Incassata un’ampia fiducia, la priorità dell’Esecutivo resta il varo della manovrina correttiva che potrebbe essere accompagnata dal rifinanziamento per 265 milioni delle missioni internazionali di pace, dai 200 milioni per fronteggiare l’emergenza immigrazione. E probabilmente anche da un ulteriore finanziamento della Cig in deroga per 330 milioni e forse anche della social card per 35 milioni.

Le coperture erano già pronte per il decreto Iva di venerdì scorso, poi rimesso nel cassetto alla luce della crisi politica. Ma ora si lavora a una loro ricalibratura. Tanto che potrebbe essere anche più robusto il ricorso ai tagli di spesa semilineari già individuati nella bozza del decreto Iva e stimati in poco più di 400 milioni, dai quali saranno comunque esentati istruzione, università, ricerca, il fondo per lo sviluppo e la coesione, nonché le opere per l’Expo 2015 di Milano. Per raggiungere quota 1,6 miliardi c’è poi l’entrata una tantum, più volte annunciata da Saccomanni, con la dismissione di una quota del patrimonio immobiliare dello Stato. Misura questa non cifrata ufficialmente dal Tesoro ma potenzialmente in grado di drenare quasi un miliardo. Una volta varata la “manovrina di rientro”, il Governo si concentrerà sulla legge di stabilità. Che per la prima volta andrà presentata contestualmente alle Camere e all’Europa.

Il pilastro portante dell’ex Finanziaria sarà «una riduzione del carico fiscale sul costo del lavoro in entrambe le componenti: quella a carico del datore di lavoro e quella a carico del lavoro», specifica Letta nel suo discorso alle Camere. Tra le opzioni allo studio, spiega il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, c’è anche quella di spalmare su tre anni gli interventi di sostegno a lavoratori e imprese. Che, per altro, possono essere indirizzati non solo alla riduzione del carico fiscale e contributivo ma, ad esempio, anche alla detassazione degli investimenti. Giovannini, insomma, non esclude un mix di interventi. Una delle ipotesi a livello tecnico è quella di agire contemporaneamente su sgravi fiscali per i lavoratori, deduzioni Irap, premi Inail e, appunto, il sostegno alle imprese che effettuano nuovi investimenti. Resta da sciogliere il nodo delle risorse. Il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, intervenendo a Sky afferma che saranno almeno tre i sentieri su cui lavorare: la spending review, il piano Ceriani sulla rimodulazione delle agevolazioni fiscali e il piano Giavazzi, seppure ridimensionato nelle risorse disponibili, sui contributi alle imprese. Al centro della legge di stabilità anche gli enti locali con la revisione del patto di stabilità interno e l’arrivo dal 2014 della service tax. Sul primo fronte si studia sia un intervento selettivo, ovvero riducendo i vincoli per voci come il dissesto idrogeologico o la manutenzione degli immobili, sia un allentamento generalizzato che consenta direttamente ai sindaci come e dove indirizzare le risorse.

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