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Sparisce la seconda rata Imu

Anche la seconda rata Imu va in soffitta. Ma non per tutti. A differenza di quanto previsto dal decreto di fine agosto (dl 102/2013) che aveva fatto pagare solo i proprietari di abitazioni di lusso, esonerando dalla prima rata tutte le altre abitazioni principali e i proprietari di terreni agricoli e fabbricati rurali strumentali, il saldo del 16 dicembre potrebbe chiamare alla cassa gli agricoltori (si veda altro articolo a pag. 38). Il condizionaleè d’obbligo perché il testo del decreto legge che cancellerà la seconda rata non è ancora definitivo e sarà messo a punto oggi in una riunione tecnica tra i tecnici del Mef e quelli del Viminale. Per poi approdare sul tavolo del consiglio dei ministri che dovrebbe tenersi domani. Il principale nodo da sciogliere sarà, come al solito, quello delle coperture. Al momento tra maxi-acconti fiscali e rivalutazione delle quote di Bankitalia, il governo sembra aver racimolato non più di 2 miliardi. Troppo poco per esonerare dalla seconda rata terreni e fabbricati agricoli (il cui gettito vale 325 milioni), ma anche per esaudire le richieste dei sindaci che da mesi chiedono rimborsi calcolati non sulle aliquote 2012, ma su quelle 2013 in molti casi più elevate. Una partita stimata in mezzo miliardo di euro, ma il cui costo è destinato a crescere di giorno in giorno fino al 30 novembre (termine ultimo per l’approvazione dei bilanci locali), tanto che, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, l’extragettito reclamato dai comuni avrebbe già superato quota 800 milioni. E così potrebbe profilarsi una soluzione di compromesso: rimborsare subito il gettito Imu calcolato su aliquota 2012, rimandando al 2014 il pagamento del surplus generato dall’applicazione delle aliquote 2013. Un’ipotesi però respinta subito come «inaccettabile» dall’Anci che domani incontrerà il ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni. «Chiederemo al ministro di mantenere le promesse», ha dichiarato a ItaliaOggi il vicepresidente Alessandro Cattaneo, «perché questo è stato un anno particolarmente delicato per i sindaci che, oltre ad aver perso l’Imu, hanno dovuto sopportare oltre 2 miliardi di tagli dalla spending review». «Se alla fine i rimborsi dovessero essere calcolati sulle aliquote 2012», prosegue il sindaco di Pavia, «il governo si esporrebbe a una pioggia di ricorsi davanti alla Consulta perché chi ha aumentato le aliquote entro il 30 novembre lo ha fatto legittimamente sfruttando una possibilità riconosciuta dalla legge a tutti gli enti». Vista l’incertezza sull’entità dei rimborsi, destinata a sciogliersi solo a ridosso della dead line sui bilanci, il governo sembra orientato a riconoscere ai comuni una deroga specifica, consentendo variazioni di bilancio entro il 15 dicembre. Un’ulteriore proroga che incrementa l’ingorgo di scadenze a dicembre complicando ulteriormente il lavoro degli uffici comunali e, a cascata, la vita dei contribuenti. In questo panorama in continua evoluzione, una buona notizia per gli enti arriva dalla camera, dove, rispondendo a una risoluzione dei deputati Pd Gian Mario Fragomeli e Marco Causi, il governo ha chiarito che i sindaci che hanno già approvato il bilancio non saranno costretti a riapprovarlo per recepire le ultime novità normative nei regolamenti sulle entrate tributarie. Basterà procedere a variazioni di bilancio. Il Mef ha anche confermato (si veda quanto anticipato da ItaliaOggi il 15 novembre) che «non ha intenzione di emanare una risoluzione» per distinguere, sulla base di un criterio strettamente cronologico, i comuni che possono continuare ad applicare la Tarsu o la Tia da quelli che invece sarebbero costretti a rimanere col regime Tares. E la ragione sta proprio, come invocato da Fragomenli e Causi, nella necessità di evitare disparità di trattamento tra gli enti. Tuttavia, in linea con quanto risposto nel question time alla camera lo scorso 13 novembre (si veda ItaliaOggi del 14/11), il dipartimento delle finanze ha ribadito la tesi secondo cui i comuni non potrebbero ripristinare tout court i vecchi prelievi sui rifiuti, ma solo applicare i criteri di calcolo del 2012 restando però all’interno del regime giuridico della Tares. Le Finanze non hanno condiviso la richiesta dei deputati Pd di consentire ai comuni la chance di tornare a tutti gli effetti alla Tarsu (o alla Tia) solo per quest’anno. Si tratterebbe infatti di «ripristinare un regime pregresso che dovrà essere comunque abbandonato in un breve lasso di tempo» (nel 2014 dovrebbe debuttare la Tari, ossia la componente rifiuti del Trise). Su questo punto il governo deciderà oggi se accogliere o meno la tesi del dipartimento guidato da Fabrizia Lapecorella. E sempre oggi il Mef dovrà sciogliere le riserve su un altro nodo delicato sollevato dalla commissione finanze di Montecitorio. Visti i tempi ristretti (5 giorni lavorativi) tra la dead line per la pubblicazione sul sito web delle delibere con aliquote e detrazioni Imu (9 dicembre) e la scadenza per il pagamento della seconda rata (16 dicembre), la VI commissione ha chiesto al governo di valutare l’opportunità di riconoscere un pagamento in due tranche per i contribuenti dei comuni che non hanno pubblicato sul proprio sito le delibere entro il 20 novembre. La soluzione proposta prevede di far pagare entro il 16 dicembre il 50% dell’Imu dovuta per il 2012, «salvo conguaglio da effettuare nel mese di giugno 2014, sulla base delle aliquote pubblicate entro il 9 dicembre».

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