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Sette anni per sbloccare le zone franche: al via 150 milioni per Campania e Calabria

«Vista la legge 27 dicembre 2006, n. 296…». È l’incipit dei decreti direttoriali che sbloccano le agevolazioni previste per le zone franche urbane in Campania e Calabria e la data, relativa alla Finanziaria 2007, non è (come a molti potrebbe sembrare) un refuso: sono davvero trascorsi ben 7 anni e 18 giorni. Se non è un record assoluto di sicuro ci siamo vicinissimi, giunti al termine di un percorso normativo che negli anni a vario titolo ha coinvolto ministeri, Regioni e Comuni.

Finora era stato attuato solo l’intervento speciale per la zona franca del Comune dell’Aquila, colpito dal terremoto, e lo scorso 7 gennaio erano stati aperti i termini di presentazione delle istanze per le agevolazioni estese al Sulcis (provincia di Carbonia-Iglesias) dal decreto crescita bis del 2012. A fare notizia, però, è soprattutto il via libera (dal 7 febbraio e fino al 28 aprile) delle domande per le 16 zone franche urbane (Zfu) situate in Campania e Calabria, parte delle 44 che discendono dalla Finanziaria 2007 e sono dislocate anche in Puglia e Sicilia.

In particolare, si sbloccano 98 milioni per la Campania e 54,88 milioni per la Calabria. Le agevolazioni, di natura fiscale e contributiva, sono in favore di micro e piccole imprese già costituite nelle Zfu e iscritte nel registro delle imprese alla data di presentazione dell’istanza.

Il governo, d’intesa con la Regione, per la Campania ha individuato Aversa, Benevento, Casoria, Mondragone, Napoli, Portici (centro storico), Portici (zona costiera), San Giuseppe Vesuviano, Torre Annunziata. Le Zfu della Calabria sono invece Corigliano Calabro, Cosenza, Crotone, Lamezia Terme, Reggio Calabria, Rossano, Vibo Valentia. In ognuna delle zone, i cui confini sono segnalati sul sito dello Sviluppo economico in base alle sezioni censuarie, scatterà un mix di agevolazioni che secondo il ministero può valere 20-25mila euro per impresa. Sommando a Campania e Calabria le rimanenti 28 Zfu di Puglia e Sicilia, e considerando le risorse complessive (circa 600 milioni), a regime potrebbero essere agevolate fino a 30mila imprese.

Molte di loro probabilmente non erano nemmeno nate quando per la prima volta, ispirandosi al modello delle Zones Franches Urbaines, in Italia furono previsti incentivi per favorire l’imprenditoria in zone disagiate. La norma, inserita nella Finanziaria 2007 del secondo governo Prodi, fu ulteriormente dettagliata un anno dopo. Seguirono, nel 2008, due delibere Cipe per definire criteri e perimetrazione delle zone, poi quattro anni di impasse. Fino al decreto crescita bis che ha previsto la possibilità di finanziare le Zfu con i fondi del Piano Azione Coesione, ovvero con la riprogrammazione dei fondi strutturali 2007-2013. È poi arrivato il decreto interministeriale dell’aprile 2013 che ha fissato condizioni, limiti e modalità di accesso alle agevolazioni e, dopo ulteriori negoziazioni con le Regioni, si è giunti ai decreti direttoriali del 13 gennaio.

Sono quattro le leve utilizzate secondo il regime “de minimis”: esenzione dalle imposte sui redditi fino a 100mila euro (100% per i primi 5 anni, poi a decrescere), dall’Irap (nel limite di 300mila euro) e per quattro anni dall’Imu per i soli immobili siti nella Zfu, utilizzati per l’attività economica, più l’esonero dal versamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente (anche in questo caso con percentuali decrescenti).

Ora si apre la corsa delle imprese campane e calabresi in attesa che scattino i termini anche per Puglia e Sicilia. Le istanze, con firma digitale, devono essere presentate esclusivamente in via telematica tramite la procedura informatica del sito https://agevolazionidgiai.invitalia.it/. Nelle Zfu della Campania sono previste delle risorse riservate per imprese di nuova o recente costituzione, oppure per quelle femminili o attive nel manifatturiero.

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