Questo articolo è stato letto 0 volte

«Servono parametri semplici e oggettivi»

Graziano Delrio è presidente dell’Anci da poche settimane. La sua battaglia per rendere meritocratico il Patto di stabilità dura però da anni, almeno da quando, nell’estate del 2008, chiamò nella “sua” Reggio Emilia un primo drappello di sindaci per contestare le regole uguali per tutti. Presidente, per la prima volta la virtuosità è entrata in manovra per differenziare il conto del Patto di stabilità. Ci siamo? No, siamo lontanissimi dal risultato. La manovra propone troppi indicatori, spesso inapplicabili, e proprio per questo è emersa l’ipotesi di limitare il calcolo a pochi parametri, su cui però il Governo sembra non essersi deciso. Per avviare davvero la virtuosità bisogna puntare su pochi indicatori, chiari, oggettivi e reperibili direttamente nei bilanci. Non manca, però, chi chiede graduatorie differenziate fra enti piccoli e grandi, fra Comuni del Nord e del Sud, e così via. Che cosa ne pensa? Penso che servano strumenti semplici e facilmente applicabili. Se ci addentrassimo nel reticolo delle differenze, allora dovremmo considerare anche le caratteristiche del territorio, la storia amministrativa dell’ente, e non ne usciremmo più. Invece occorre uscirne, con una soluzione seria. Un altro problema è legato al meccanismo «a costo zero», che fa pagare agli altri gli sconti ai virtuosi. Infatti c’è da sperare che Tabacci non faccia il miracolo, e che Milano non esca dal Patto, altrimenti per tutti gli altri sarebbe la fine. Scherzi a parte, sono proprio questi aspetti a mostrare che bisogna ragionare insieme nella Conferenza di coordinamento della finanza pubblica, per trovare una soluzione meno affrettata di quella offerta dalla manovra. L’altro fronte aperto è quello delle entrate. Voi contestate le misure, ma la manovra sblocca un’arma potente come l’Irpef. Appunto: l’aumento dell’Irpef non può essere l’unica contromisura, perché determina un carico sproporzionato sulle famiglie. Anche noi vorremmo invece partecipare alla tendenza condivisa che intende spostare la tassazione dalle persone alle cose, e in particolare alle rendite, e per questo abbiamo chiesto di ragionare sull’Imu. Le ipotesi di anticipo della nuova imposta, però, faticano a farsi largo. Non capisco la difficoltà, ma in alternativa si può ragionare su sblocco dell’Ici, abitazione principale e aggiornamento degli estimi. Quello che non si può più fare è il giochino dello scarico: l’aliquota base dell’Imu, al 7,6 per mille, è stata fissata in un quadro di finanza locale completamente diverso da quello attuale, e va aggiornata. Oggi, comunque, non abbiamo idea di come fare i preventivi, perché ci possiamo basare solo sugli sconti della Robin Tax, che è entrata incerta come dice anche la Corte dei conti, e sulla lotta all’evasione. Non è possibile.

Continua a leggere su: Il Sole 24 Ore

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>